Il Friuli Venezia Giulia ha smesso da qualche tempo di essere quella piccola regione di confine, percepita, come marginale nei grandi flussi turistici nazionali ed internazionali. Oggi, questo territorio di confine si presenta come un centro di attrazione di respiro globale, forte di una rinascita culturale e d’immagine senza precedenti. Gran parte di questo successo è merito della visione strategica e degli investimenti della Regione Autonoma, che sotto la guida del Governatore Massimiliano Fedriga che da otto anni ha saputo condensare la propria identità nel fortunato claim pubblicitario Io sono Friuli Venezia Giulia. Non si tratta solo di un marchio promozionale, ma di una dichiarazione di appartenenza volta a far conoscere le caratteristiche uniche e la diversità di una terra che, per vocazione millenaria, è punto di convergenza tra il mondo latino, quello tedesco e quello slavo.

In questo scenario, ogni città racconta un frammento di questa complessa identità mitteleuropea. Trieste incanta con la sua storia asburgica e il suo affaccio sul mare, testimone di un passato imperiale mai dimenticato. Udine, città dal cuore millenario, si conferma capitale della dinamica friulana ed elegante centro d’arte. Gorizia, che lo scorso anno ha celebrato con successo il titolo di Capitale Europea della Cultura, insieme alla gemella slovena Nova Gorica, ha dimostrato come la cultura possa superare ogni barriera storica. In questo contesto di fermento, la Regione punta con decisione sulle grandi rassegne espositive, trasformando dimore storiche in palcoscenici per capolavori di assoluto valore. Tra queste splendide sedi spicca Villa Manin a Passariano di Codroipo: una delle più spettacolari e imponenti ville veneziane in terraferma, antica residenza dell’ultimo Doge di Venezia, Ludovico Manin, deposto da Napoleone nel 1797, che oggi si pone come cuore pulsante dell’offerta culturale della Regione.

I confini dell’anima: il viaggio di Marco Goldin a Villa Manin
C’è ancora solo un mese di tempo, ma vale assolutamente il viaggio: fino al 12 aprile 2026, le sale dell’Esedra di Levante di Villa Manin ospitano un evento di portata internazionale: la grande mostra Confini da Gauguin a Hopper. Curata da Marco Goldin e organizzata in collaborazione con Linea d’Ombra, l’esposizione non è una semplice rassegna di dipinti, ma un’esplorazione filosofica del concetto di confine, inteso non solo come limite geografico, ma come spazio di passaggio, trasformazione e visione interiore. Il progetto si inserisce idealmente nelle manifestazioni di Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025, una città storicamente tagliata in due da un confine che oggi cerca finalmente di superare attraverso il dialogo artistico.

Lo sforzo organizzativo per questa rassegna è stato imponente: sono state riunite oltre cento opere (tra dipinti e lavori su carta) provenienti da ben quarantadue importanti musei diversi del mondo intero, con l’eccezione di un solo quadro giunto da una collezione privata. L’allestimento occupa spazi splendidamente restaurati e illuminati con maestria, permettendo ai visitatori di cogliere ogni sfumatura cromatica dei singoli quadri. Un elemento distintivo dell’esposizione è l’attenzione all’accessibilità: tutte le descrizioni delle quattordici sale sono rigorosamente bilingue. Per un’esperienza ancora più profonda, è disponibile un’audioguida d’autore della durata di 75 minuti, in cui lo stesso Marco Goldin racconta sala dopo sala, sezione dopo sezione, il significato dei capolavori esposti. Il percorso mette in dialogo artisti di epoche diverse che hanno affrontato il tema del limite. Si ammirano i maestri dell’Ottocento come Friedrich, Turner, Manet, Monet, Degas e Pissarro, accanto alle rivoluzioni di Van Gogh, Cézanne e Gauguin. La narrazione prosegue nel Novecento con le inquietudini di Munch e Modigliani, le esplosioni di Matisse, il rigore di Mondrian, fino a toccare le vette della modernità con Bonnard, Hopper, Rothko e Kiefer.

Una sezione staccata emozionante, intitolata, I confini del presente, fa da introduzione ai capolavori di Winterthur che rende omaggio ad artisti italiani che hanno indagato temi affini. Qui spicca il tributo a dieci anni dalla morte al grande pittore friulano Giuseppe Zigaina, fraterno amico di Pier Paolo Pasolini, con i suoi strabilianti cieli abitati. Il dialogo prosegue con gli autoritratti di Gianfranco Ferroni, le figure di Alessandro Papetti, le finestre di Alberto Gianquinto e le soglie abitate di Matteo Massagrande. Non mancano i riferimenti poetici ai gialli di Bonnard in Vincenzo Nucci o le spiagge di Piero Guccione, inaspettatamente vicine a quelle di Turner, fino allo svaporio atmosferico di Claudio Olivieri che, come Rothko, unisce prossimità e lontananza.

Impressionismo e modernità: i tesori di Winterthur a Udine
Spostandosi a Udine, l’offerta culturale prosegue a Casa Cavazzini, sede del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea nel cuore monumentale del centro della città. Fino al 30 agosto 2026, il museo ospita la mostra Impressionismo e modernità. Questa esposizione rappresenta un’opportunità unica per ammirare una selezione di opere provenienti dalla prestigiosa collezione svizzera del Kunst Museum di Winterthur, uno dei grandi musei europei per chi ama l’arte tra l’Ottocento e il primo Novecento. L’occasione è nata da una circostanza fortunata e fortuita: il restauro dell’edificio principale del museo svizzero, che ha richiesto lo spostamento temporaneo delle opere, oggi in esposizione in diverse sedi europee. Casa Cavazzini è stata individuata come il partner ideale per ospitare parte di questi capolavori extra muros.

La storia di Casa Cavazzini è di per sé affascinante: il museo eredita le collezioni della Galleria d’Arte Moderna, nata nel 1885 per volontà testamentaria di Antonio Marangoni. Ricco commerciante di origini friulane che aveva costruito la sua fortuna tra Venezia, Trieste e Vienna in epoca asburgica, Marangoni nominò erede dei suoi beni il Comune di Udine, stabilendo che ogni anno si acquistassero opere di giovani artisti di merito, copiando in questo il grande mecenate triestino, il barone Pasquale Revoltella, che fu tra gli artefici dell’apertura del canale di Suez e che lasciò a Trieste il suo palazzo sulle rive con una delle più ricche collazioni d’arte moderna d’Italia.

Il lungimirante mecenatismo pubblico creato da Marangoni dialoga oggi con quello privato di Winterthur, che all’inizio del XX secolo volse coraggiosamente lo sguardo a Parigi per contrastare il provincialismo culturale svizzero. Nel 1916, il celebre mercante d’arte Ambroise Vollard descrisse il museo svizzero come un charman musée, un vero tempio dell’arte francese. La mostra udinese, è una vera festa per gli occhi, perché propone oltre ottanta capolavori che documentano l’evoluzione dell’arte europea dalla fine del XIX secolo alla seconda guerra mondiale. Il percorso si apre con la pittura attenta alla luce di Monet, Renoir, Pissarro e Sisley, per poi passare alle inquietudini post-impressioniste di Van Gogh. Il viaggio continua attraverso le avanguardie con le opere di Picasso, Kandinsky, Magritte, Braque, Klee, Giacometti, Léger e Mondrian, offrendo un confronto serrato tra naturalismo, astrazione, cubismo e surrealismo. Il successo è già testimoniato dai numeri: nelle prime settimane di apertura sono stati venduti oltre ventimila biglietti, attirando visitatori non solo dall’Italia, ma anche da Austria e Slovenia.

La Primavera porta a Trieste musica e faraoni
Il viaggio tra le grandi mostre termina a Trieste, nello spettacolare scenario del Castello di Miramare. Affacciato sul mare e immerso in un rigoglioso parco, il castello è il simbolo della città, legato indissolubilmente alla figura di Massimiliano d’Asburgo, lo sfortunato imperatore del Messico, sempre amatissimo dei triestini, oggi come ieri. Dal 2 aprile al 1 novembre 2026, le Scuderie del Castello ospitano la mostra Una Sfinge l’attrae: Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna. L’evento segna il ritorno temporaneo a Trieste di una parte rilevante della collezione egizia dell’arciduca Massimiliano, fratello minore dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, dopo ben 143 anni di permanenza a Vienna. La rassegna, curata da figure di spicco nel settore come Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner, ricostruisce la passione di Massimiliano per l’egittologia, nata intorno alla metà dell’Ottocento con l’acquisto di reperti dal console Anton von Laurin. La raccolta, trasferita al Kunsthistorisches Museum nel 1891, comprendeva oltre cento reperti tra sculture, stele e oggetti votivi che l’arciduca considerava non solo simboli di prestigio, ma veri strumenti di studio. La mostra mette in luce il ruolo inimitabile della Trieste di fine ‘800 come ponte nel Mediterraneo e città di scambi culturali, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il progetto intellettuale del futuro imperatore del Messico prima della sua tragica fine a Queretaro.

Il profondo legame affettivo di Trieste con l’Austria e la Mitteleuropa si manifesta però anche attraverso la musica. In primavera, la città ospita la rassegna da Vienna intitolata Primavera a Trieste, giunta alla sua seconda edizione dopo il clamoroso successo della prima dello scorso anno. Protagonista è la Wiener Symphoniker, importante orchestra fondata nella capitale austriaca nell’anno 1900, che ritorna al completo in visita alla città adriatica per una serie di tre concerti dal 27 al 29 marzo al Politeama Rossetti. Sotto la direzione di Petr Popelka e con solisti di fama come Rudolf Buchbinder, l’evento si avvia a registrare nuovamente il tutto esaurito, confermando Trieste come una capitale culturale capace di unire la dolce vita mediterranea al rigore e alla bellezza del suono viennese. Questo legame musicale affettivo e questa passione per la musica data da tempi antichi: pochi sanno che Franz Lehar, famoso compositore austriaco, autore tra l’altro della notissima operetta La vedova allegra, visse e lavorò anche a Trieste. Con queste iniziative, il Friuli Venezia Giulia si conferma una terra, dove la storia non è solo ricordo, ma un dialogo vivo e costante tra i popoli.

Info e Siti Ufficiali
Turismo FVG: www.turismofvg.it
Mostra Villa Manin: www.villamanin.it/mostre
Casa Cavazzini (Mostra Udine): www.civicimuseiudine.it
Castello di Miramare (Mostra Trieste): miramare.cultura.gov.it
Concerti “Primavera a Trieste”: www.ilrossetti.it e www.wienersymphoniker.at
Testo/Leonardo Felician – foto/copyright Regione Friuli Venezia Giulia
