Incastonata tra Assisi e Spoleto, la Tenuta di San Pietro a Pettine a Trevi (PG),prende il nome dalla Chiesa romanica rurale risalente al 1100 d.C. che sorge all’interno della proprietà della famiglia Caporicci.

Importante e strategico luogo di culto e sosta per San Francesco e i pellegrini di un tempo in viaggio per Roma, la chiesa, completamente e privatamente ristrutturata dalla famiglia Caporicci nel 2012, è il simbolo della Tenuta San Pietro a Pettine,dove Carlo Caporicci ha stabilito casa ed azienda agricola, con camere adisposizione degli ospiti rimodernate ma in linea con la storia del luogo, il ristorante gourmet ‘La Cucina’, in cui gustare le ottime proposte culinarie della Lady Chef Alice, figlia di Carlo, a base di prodotti della cosiddetta ‘filiera corta’, soprattutto il tartufo le cui tartufaie della Tenuta si dipanano dal fiume Marroggia, con il suo terreno argilloso perfetto per il tartufo bianco, fino agli oltre mille metri d’altitudine dei monti di Pigge e Ponze, dove si trovano il tartufo nero pregiato, l’uncinato e quello estivo.

«Il piano inferiore del casale padronale e una dependance indipendente affacciata sul borgo di Trevi e adiacente alla piscina panoramica, sono stati adibiti all’accoglienza. Due junior comunicanti e due suite dotate di angolo cucina – ricorda Carlo Caporicci, patron e deus ex machine della Tenuta di San Pietro a Pettine – abbiamo strutturato piani di intrattenimento per i nostri ospiti quali caccia al tartufo nelle nostre riserve, visita alla nostra microdistilleria di montagna “GreenHeart”,degustazione dei nostri prodotti e tour in aziende cantine locali nostre collaboratrici, azione atta a far riscoprire il valore poliedrico della nostra Regione.»

All’interno della Tenuta e della storica azienda alimentare artigianale e di tartufi, Carlo Caporicci, che esporta il ‘diamante della cucina’ su molte tavole stellate di tutto il mondo, decise nel 2013 di dar vita al sogno della sua famiglia, aprire il ristorante “La Cucina” di San Pietro a Pettine affidandone la guida ad Alice, secondogenita di tre sue figlie. «La mia proposta culinaria si basa su un concetto di cucina autonarrativa e sostenibile– tiene a sottolineare Alice – ogni piatto in carta deve raccontare la sua storia, il territorio e deve essere sostenibile, non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche della sostenibilità economica del personale che opera nel mondo della ristorazione». Nei piatti Alice attinge oltre ai tartufi dell’azienda di famiglia, dal giardino aromatico della Tenuta, dagli ortaggi del territorio, dai frutti ai fiori fino, senza limitarsi nelle possibilità creative e di gusto, in un’evoluzione naturale, grazie alla stretta collaborazione con tutti i componenti della sua brigata e del personale di sala guidato dal restaurant manager Federico Foschi.

Sapori decisi, concreti, fortemente identitari, che uniti alla qualità e alla ricerca determinano deliziosi percorsi gastronomici. Oltre al menu degustazione ‘Le Luje’, antica parola che parla di scintille, di camino e d’inverno, stringendo lo spazio intorno portandoci al sicuro e al caldo, la proposta à la carte lascia ampio spazio a una maggiore sperimentazione per chi vuole testare la mano più creativa di Alice (Uovo Bianco – patate Parmigiano Reggiano marinato con cognac e pere, tartufo bianco; Cavolfiore – burre blanc al beta, tartufo bianco; Linguina – pane, burro, alici, limone in conserva, tartufo uncinato; Faraona – petto, funghi, tartufo bianco, pulled della sua coscia, tartufo uncinato; Dessert in Bianco – cous cous al caffè, caramello al caffè, caldarrosta, gelato alla camomilla, spuma di latte e tartufo bianco). Carta dei vini all’altezza della cucina con particolare attenzione ai vini umbri.

Oltre alle tartufaie, all’interno della Tenuta, nella vastità di tre ettari, uliveti centenari di Moraiolo si estendono a perdita d’occhio, che previa un’accurata raccolta delle olive rigorosamente a mano e successiva frangitura, danno vita all’olio “Aurelia”, mentre in una grotta ottenuta dal recupero di un’antica cisterna muraria a ridosso della casa del Santo Antonio Fantosati, si trova una grotta di stagionatura di formaggio di pecorini nostrani.
Immersi nella natura, in piena tranquillità e godendo del buon cibo, la Tenuta di San Pietro a Pettine è una destinazione in cui riscoprire i sapori veri dell’Umbria, il ‘Cuore verde d’Italia’.

www.tenutasanpietroapettine.it
Testo/Claudio Zeni – foto fornite dalla struttura
