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Homepage > REPORTAGE > Un mondo quasi sconosciuto nel Nord dell’ Argentina
novembre 30, 2017  |  By Giuseppe Rivalta In REPORTAGE

Un mondo quasi sconosciuto nel Nord dell’ Argentina

908 Quebrada de Cafayate

L’Argentina si presenta come un grande paese estremamente vario, con paesaggi mozzafiato ancora  intatti. Oltre a  storia antica, etnie, ecc., questo territorio merita di essere riscoperto al  di  là  dei  soliti  luoghi  che  il  turismo  di  massa  ha ormai conquistato. Nella sua parte più nord-occidentale, al  confine con i rilievi andini passando da San Miguel de Catamarca, s’incontra una fortezza pre-incaica nota come “La Quebrada” a picco sul Rio Tala. Abitazioni, magazzini, luoghi  di  culto ecc. si riconoscono a malapena per i bassi muretti di pietre miste a fango e circondati da grandi cactus. Sembra  siano esistiti collegamenti  con la Cultura Aguada (650-950 d. C.),  sviluppata proprio  nella provincia di Catamarca e penetrata anche nel  vicino  Cile, al  di  là della catena andina. Le case in pietra erano per le classi più alte, mentre i contadini  abitavano in capanne di paglia e fango. Attivo era il  trasporto delle merci mediante carovane di lama. Non molto lontano esiste un’altra fortezza  nota come Pucara de Aconquija. Il termine Pucara risulta di origine Quechua e significa  “fortificazione” e,  come la precedente, è stata dichiarata patrimonio UNESCO. Questa struttura viene considerata la più importante dell’Argentina. Risalendo verso  nord, si entra nella provincia  di  Tucuman. In direzione  di Tafi en Valle il paesaggio, in pochi chilometri, improvvisamente diventa di  tipo tropicale, con foreste ricche di piante epifite che pendono da grandi alberi, felci ecc. Poco dopo l’imbocco  della gola, in fondo alla quale scorre un  fiume rombante, un cartello reca la scritta “Fin del  Mundo”  capace di  rendere bene l’idea di questo straordinario paesaggio che  si  eleva, man mano,  ad una latitudine  inconsueta.

Parco dei Menhir
Parco dei Menhir

A El Mollar, piccolo villaggio a 2.137 metri di altezza, esiste invece un museo all’aperto ( Parque provincial de los Menhires) molto particolare. Qui, infatti, sono stati riuniti circa un centinaio  di  menhir, originariamente sparsi  sulle  montagne  attorno. Tale operazione fu  voluta, diversi anni  fa, dal  governo militare per evitare  che queste antiche testimonianze andassero perdute o vandalizzate. Purtroppo mancano chiari riferimenti topografici  sulla loro originale posizione. Si tratta comunque di steli in pietra locale alte,  alcune, anche tre metri. Interessanti sono le figure umane, serpenti e simbolismi  di  difficile  interpretazione raffigurate. Esiste anche un piccolo  museo privato allestito in una tipica capanna, dove sono esposti diversi contenitori in terracotta e pezzi  con la forma di grosse macine, molto consumate  dall’uso. Localmente si dice che queste pietre lavorate  servissero  come  culle  per  neonati, avendo  sul  fondo un  foro per  favorire l’uscita  delle  loro  evacuazioni, ma in realtà erano solo state consumate  da  una prolungata macinatura  dei  cereali. Una diga, “La Angostura”, poco lontana dal villaggio, raccoglie le  acque sorgentizie del torrente. Un passo montano di 3.040 metri (detto dell’Infernillo), con verdi prati  in  cui  s’incontrano vacche al pascolo  e  lama, si affaccia su un versante totalmente diverso. Infatti l’ambiente  di  tipo  tropicale risulta qui sostituito, drasticamente, da un paesaggio arido e desertico dominato da migliaia  di  cactus alti e slanciati. Evidentemente il tasso di umidità si è  ridotto  drasticamente, forse  per una  situazione di Stau e di Foehn. Infatti  il vento, soffiando liberamente sulla pianura  (Pampa)ad Est, incontra  la  catena  delle Ande. Salendo di  quota,  l’aria si raffredda  espandendosi, provocando  la  saturazione  dell’umidità presente e dando quindi origine a nubi cariche di pioggia o nebbia. Precipitando nell’altro versante, la  massa d’aria ormai povera di umidità  acquista rapidamente calore, raggiungendo  temperature maggiori  e originando venti secchi. Per questa ragione da un ambiente forestale tipicamente  umido  si passa ad uno  desertico o steppico.

Cartina regione Nord occidentale dell'Argentina
Cartina regione Nord occidentale dell’Argentina

A mezza costa , ad Amaicha el  Valle, vive la  piccola comunità indigena dei Calchaqui,  governata  da un consiglio degli anziani. Come molte altre popolazioni andine praticano  il  culto antico  della Madre Terra (=Pachamama), con  cerimonie  rituali. In particolar  modo è famosa la ricorrenza del I° di  Agosto, con feste ed offerte alla dea Terra. Proprio in questa zona l’artista Héctor Cruz ha  creato un  originalissimo Museo all’aperto, non a caso dedicato  alla Pachamama, con opere dal  significato simbolico, quali  pietre di  quarzo (cristalli che  si  crede possano avere  proprietà taumaturgiche) le quali completano  l’arredo di una specie  di  giardino Zen, molto affascinante. Non mancano rappresentazioni del  Sole e della Luna, oltre  a  coloratissime pitture,  ecc. Tutte le  popolazioni  andine, ancora oggi,  venerano  questa divinità della vita e dei  raccolti, in altri termini una divinità della Natura. Lo stesso Cruz  ha scritto, all’ingresso  del  suo Museo, questa frase: “La Pachamama è un ente supremo che rappresenta un concetto integrale e completo. A Lei associamo la terra e quindi la vita, la semina, la caccia, la pioggia … tutto … essendo nostro Padre il Sole e, nostra Madre, la Luna”.  A lato di una ricostruzione di  una capanna Quilme  vengono mostrate come  erano  realizzate le  sepolture. Il defunto veniva tenuto esposto all’aria  fino  a  subire  una  naturale  mummificazione  e  poi inserito  all’interno  di un  grande  vaso funebre, mentre i  bambini deceduti (alta era  la  mortalità infantile) venivano invece posti direttamente in contenitori più piccoli.

Treno delle Nuvole
Treno delle Nuvole

La Strada  307 s’innesta sulla Ruta 40, che  percorre il Rio Belen. Poche decine di chilometri più  a Sud, nel  villaggio  di  Santa Maria, un altro interessante museo è stato dedicato  all’ archeologo  di  origine  svedese Eric Boman (1867 -1924),  il quale qui aveva effettuato ricerche per molto tempo. Nelle sale sono esposti moltissimi  materiali antichi  appartenuti a quelle etnie che, fin dalla preistoria, avevano popolato questa valle. Particolare attenzione nel museo,  risulta  dedicata  all’Arte Rupestre locale. In questa cittadina esiste attualmente una scuola di  artigianato che serve a dare una formazione professionale ai giovani,  molti dei quali ancora sono poco  alfabetizzati.  Salendo più a Nord, non lontano  da Tucuman si incontrano i resti  dell’antica città di  Quilmes, costruita a terrazze lungo i fianchi di una  montagna  e  che, alcuni secoli fa, aveva  ospitato  fino  a 3000 persone. L’insediamento era stato fondato in epoca incaica, intorno  all’anno 1000 d.C.  La tribù dei  Quilmes è rimasta famosa  per la resistenza che oppose ai  conquistadores spagnoli. Gli  abitanti si arresero soltanto nel 1665 e furono tutti  deportati,  praticamente cancellandoli dalla storia. Oggi  un gruppo locale cerca  di rivitalizzare quest’etnia,  “rubata” dagli  spagnoli.

Quebrada de Cafayate
Quebrada de Cafayate

Proseguendo si entra nella Quebrada  de Cafayate. I colori sgargianti, le  erosioni ed  i  canyon  fanno  di  questo posto una vera e propria  gemma geologica dell’Argentina. I sedimenti ricchi di fossili,  compresi  i  dinosauri, si presentano stratificati a formare  rilievi molto particolari. Le rocce più antiche risalgono al Precambriano e derivate  dalla  trasformazione  di  sabbie e  fanghi.  Al di sopra s’incontrano invece strati mesozoici rossastri a partire dal Triassico, con  un’ orizzonte calcareo  a  dolomia, tipico del bacino sedimentario in cui si è formato. Presenti sono anche formazioni  gessose, sempre  mesozoiche. Nel Quaternario (Pleistocene), a seguito della  confluenza di due  fiumi si formò un  bacino  lacustre,  come  testimoniato da numerose conchiglie presenti nei sedimenti (da  cui  il  nome Quebrada de  las Conchas). Non lontano s’incontra  la Quebrada de las Flechas, un’arida distesa di guglie  appuntite con  forme che ricordano grandi  frecce, un paesaggio caratterizzato da intensi fenomeni  erosivi. Il sollevamento delle Ande, grazie alle ben note  spinte tettoniche, ha prodotto questo  spettacolare scenario,  una  vera e  propria  tavolozza  di  argille colorate  risalenti quanto  meno  a 450  milioni  di  anni. Incisa in  rocce  stratificate c’è, poi, la Gola  del  Diavolo, una  spaccatura veramente  impressionante.

Monumento al Sole a Tucumàn
Monumento al Sole a Tucumàn

La strada, dopo  la città  coloniale  di  San Miguel  de Tucuman, innestatasi  nella  mitica Ruta 40, arriva  a Salta,  altra  città  coloniale fondata  nel 1582 che, come tutti gli insediamenti dell’area andina, è stata spesso interessata da violenti terremoti.  Nella cattedrale, in alto sopra all’abside, troneggia  infatti una esplicativa scritta: “Flagello terraemotus  liberavit  nos”. Da questa  cittadina si può  salire sul  Tren de las Nubes il quale,  sferragliando, arriva a 4.220  metri, passando su ponti altissimi e su  canyon  profondi,  tra  monti ricchi  di  miniere di  manganese, piombo, ferro ed argento. Per farlo  giungere fino  al  capolinea di La Polverilla  sono stati costruiti 29 ponti, 19 gallerie,  13 viadotti e 9 tettoie.

Museo della Madre Terra a Tucumàn
Museo della Madre Terra a Tucumàn

Sono 217 chilometri di assoluta vertigine,  dove  l’aria  rarefatta  causa il  tipico  cerchio  alla  testa per scarsità di ossigeno.  Questo  malessere (localmente  chiamato  “soroche”)  si  attenua  mediante  foglie  di  coca  che vengono vendute  in  bustine tipo tè. Purtroppo talvolta il percorso ferroviario risulta sospeso o ridotto, per  seri problemi  di  manutenzione necessari a seguito di  frequenti  scosse  sismiche e per  il  clima  invernale decisamente ostile. Ancora una volta l’Argentina ci mostra  la  sua  grande capacità di destare  meraviglia ed  interesse … dove  la  natura  si  lega alla storia delle  origini.

Quebrada De Las Conchas
Quebrada De Las Conchas

Ufficio del Turismo Argentino – www.argentina.travel – vdimartino@ambasciataargentina.it – tel.06 4873866

Testo/Giuseppe Rivalta – Foto/Giuseppe Rivalta e Google Immagini


 

 

 

 

 

 

 

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