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Homepage > TURISMO > BENESSERE > L’olio lampante dei frantoi ipogei illumina la storia del Salento più intimo
dicembre 8, 2023  |  By Renato Malaman In TURISMO

L’olio lampante dei frantoi ipogei illumina la storia del Salento più intimo

APERTURA Gallipoli, insieme

Terra che non finisce mai di regalare sorprese quella dell’arco ionico leccese, dove scapece e pizzica rivelano tradizioni di una cultura materiale dimenticata. Da Gallipoli a Porto Cesareo, passando da Leverano, Galatone, Veglie e Copertino: qui il turismo è vivo anche d’inverno

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I frantoi ipogei, un mondo di luce che nasce nelle profondità della terra. Luce che ha illuminato il mondo e non è una facile battuta a effetto. Perché dai frantoi ipogei del Salento (e prima ancora dai tanti oliveti salentini) nasceva quell’olio lampante, ovvero quello destinato ad alimentare le lampade dell’epoca, che per almeno due secoli, se non di più, ha generato le fortune di questo estremo lembo di Puglia. L’attività dava lavoro a centinaia di persone, coadiuvate dai muli che spingevano pazientemente le macine in pietra dei frantoi sotterranei. Siamo nell’arco ionico leccese del “tacco d’Italia”, dove in questa stagione di riflettori del turismo sono spenti. Tuttavia, questo è anche il momento giusto per dimostrare che in Salento non ci sono soltanto le celebrate spiagge. Non c’è solo il turismo estivo, insomma. Nell’arco ionico leccese, nel tratto che va da Gallipoli a Porto Cesareo, c’è un entroterra denso di storia e pieno di sorprese. Borghi, castelli e chiese barocche racchiusi come in uno scrigno, da scoprire attraverso tanti itinerari originali. Da costruire seguendo intrecci di storia e di cultura, di tradizioni e di commerci, di sapienza popolare. Quello dell’olio lampante è uno degli itinerari più sorprendenti. Olio lampante, ovvero che illumina. Olio che per due secoli, fra ‘600 e ‘800, significò come detto la fortuna di quest’area. Olio che all’uscita dei frantoi in grandi orci riempiva le navi in partenza da Gallipoli e dirette tutto il mondo. Era richiestissimo perché era il combustibile ideale per le lampade di mezzo mondo.

Nardò ph Anna Maria Arnesano
Nardò, piazza Salandra – ph. Anna Maria Arnesano

Il prezioso lavoro di valorizzazione svolto dal Gal “Terra d’Arneo”
Chi vuole “illuminare” oggi questi semisconosciuti brani di cultura materiale del Salento è il Gal “Terra d’Arneo”, gruppo di azione locale formato da dodici comuni: Alezio, Campi Salentina, Carmiano, Copertino, Galatone, Gallipoli, Guagnano, Leverano, Nardò, Porto Cesareo, Salice Salentino e Veglie. “La Terra d’Arneo ha una densità incredibile di richiami storici e artistici da scoprire o riscoprire – dice il presidente del Gal Cosimo Durante – Tra mare e terra questa parte del Salento offre un’infinità di spunti per un turismo alternativo, dove anche gli spunti enogastronomici contribuiscono ad arricchire la proposta”.

Alezio, museo dedicato ai Messapi
Alezio, museo dedicato ai Messapi

Questa zona interna del Salento era parte della terra dei Messapi, popolo che ha lasciato tante tracce di sé prima che i romani arrivassero anche qui, sovrapponendo la loro civiltà a quella dell’antico popolo della zona, la cui lingua è ancora un mistero e, naturalmente, oggetto di studio. Perché soltanto così certe iscrizioni trovate in templi e soprattutto necropoli ci diranno di più. Ai Messapi è dedicato il Museo nel comune di Alezio. Presenti reperti di valore, che confermano come questa civiltà avesse delle connotazioni diverse da quelle che degli abitanti delle terre vicine. Raffinati monili, ma anche anfore e altri oggetti di uso quotidiano. Una cultura profonda, che affascina.

Castello di Copertino
Castello di Copertino

Copertino dove il Negramaro cresce anche sopra il castello
Un’altra storia la racconta il castello di Copertino (cittadina famosa per il suo San Giuseppe, vissuto nel ‘600 e famosi per le estasi mistiche) oggi gemellata con la Cupertino americana, polo informatico di rinomanza mondiale. Il castello angioino è un maniero ristrutturato nel ‘500 da Carlo V e che oggi risulta ben restaurato. E’ famoso anche per la splendida collezione di 29 carrozze donate dai conti Vincenzo e Barnardino Telesio di Trani. Sulla terrazza coltivabile cresce un vigneto che rappresenta uno dei cloni più antichi di Negramaro. Tradizione impreziosita dalla cantina cooperativa Cupertinum, nata nel 1935 (la sede è in puro stile razionalista) e custode esclusiva del privilegio vescovile di produrre vino da messa. Ma di cantine di radicata tradizione la zona è ricca, come quella dei Conti Zecca a Leverano e dei Coppola a Gallipoli, aziende le cui porte sono sempre aperte all’ospitalità e alle degustazioni. Cantine belle da vedere per effetto delle ambientazioni e invitanti da visitare per il loro “contenuto”, affinato fra pareti di pietra. Il Negramaro è il vino che meglio rappresenta questa zona, famosa anche per il Salice Salentino, vino Doc (una delle sei Doc presenti nel territorio delle “Terra d’Arneo”) che, oltre al rosso, dal 2010 presenta anche le varietà bianco e rosato. Dalle uve baciate dal sole si ottengono anche la grappa e gli altri distillati di una premiata azienda familiare di Carmiano, la Grapperia Tenuta Verola che si ispira ai metodi di distillazione trentini. Non poteva mancare il Gin, prodotto che oggi va per la maggiore: ed ecco il Gecogin, prodotto da Valeria e Gabriele Caroppo, una coppia che ha maturato la propria “vocazione” in Irlanda. Gin di botaniche ben selezionate che si degusta fra gli alamibicchi in un ambiente di gradevole e vivace design.

Leverano, torre federiciana
Leverano torre federiciana

Leverano orgogliosa del suo “Teatro della vita”, opera di Re
E restando nel solco della cultura del vino, va ricordato che a Leverano ancora si festeggia il Novello, brioso vino d’autunno cui la città dedica una delle sue feste più famose e popolari, inscenata all’ombra dell’austera torre normanna di Federico II ai primi di novembre, con tanto di danze di pizzica a piedi nudi sul selciato bianco della piazza. Vino Novello da abbinare a un buon piatto di scapece: piccoli pesci fritti e marinati tra strati di mollica imbevuta di aceto e zafferano, prima di concludere con il celebrato pasticciotto, il dolce della zona. Leverano è orgogliosa anche del grande pannello “Il teatro della vita”, dipinto nel dopoguerra da Geremia Re e ospitato nella sede di una banca: rappresenta l’Italia e il Sud, un affresco al femminile, dove le donne raccontano la storia dei loro uomini in guerra, ma con la speranza nel domani e in una società migliore. Restando in ambito culturale, va ricordato che in questa terra, nella vicina Campi Salentina, nacque Carmelo Bene, genio del teatro, uno degli astri del mondo artistico italiano nel dopoguerra.

PORTO CESAREO IMG_2258 (1)

Gallipoli e Porto Cesareo, borghi di mare legati alla pesca
Gallipoli e Porto Cesareo sono le gemme di mare che, come ricordato, racchiudono la “Terra d’Arneo”. La Gallipoli intima di case bianche, tutta compresa dentro le sue mura affacciate sul mare; città che pur essendo una delle perle del turismo internazionale per via delle sue spiagge ha ancora molti segreti da svelare, come i tanti riti legati alle confraternite. Anche Porto Cesareo è fiero del suo mare, come pure della sua fiorente attività peschereccia. Una storia emblematica lo sottolinea: quella di Antimo, un ex pescatore di 88 anni (che iniziò tanti anni fa l’attività utilizzando una barca a remi) che oggi è diventato albergatore e ristoratore. Porto Cesareo è tutt’oggi famosa per le sue numerose pescherie, dove ogni mattina guizza un pescato di rara varietà e qualità.

Veglie, chiesa Madre altare ph Anna Maria Arnesano
Veglie, Chiesa Madre altare del Sacramento – ph. Anna Maria Arnesano

A Galatone c’è il museo della macchine leonardesche di Manisco
Una singolare storia, che ha per teatro la barocca Galatone, è quella di Giuseppe Manisco, ingegnere che ha dedicato la sua vita a studiare e a ricostruire la geniali macchine progettate da Leonardo Da Vinci. Macchine costruite a mano, una per una e oggi esposte al Palazzo Marchesale. Prodigi di meccanica ammirati tutto il tempo dell’anno da turisti e da scolaresche. Paese che vai e geni che trovi. In questa terra spiccare il volo ha un riscontro ancestrale: San Giuseppe da Copertino è il santo dei “voli”, vissuto nel ‘600. Le sue estasi mistiche gli costarono il giudizio della Santa Inquisizione, con l’accusa di messianismo. Il frate francescano fu per questo costretto a vivere isolato, prima della accertata innocenza dall’infamante accusa. Oggi è ancora oggetto di devozione e di studio. Come la terra ove si compì il suo contrastato percorso terreno verso la santità. Storie del Salento, storie da riscoprire. Storie fra mare e terra… belle anche d’inverno, perché il Salento si accende di sorprese tutto l’anno. Un Salento che sa cambiare palcoscenico con facilità e recitando sempre un ruolo importante. Non a caso Carmelo Bene è nato da queste parti…

Testo e foto/Renato Malaman – foto d’apertura Gallipoli


 

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