Si è tenuta sabato 3 ottobre 2026 presso la Sala Conferenze del WeGil – spazio culturale polivalente della Regione Lazio a Trastevere – una conferenza commemorativa per i cento anni dalla nascita di Carlo Riccardi, fotografo e pittore, sognatore e uomo di pace. Nella sala gremita in ogni ordine di posti, oltre ai membri della famiglia Riccardi, più che spettatori c’erano amici e anche per il cronista è stata tanta l’emozione a incontrare tra fotografi, esperti, storici dell’arte e critici, i volti di persone ritrovate dopo decenni, gente che ha percorso esperienze comuni di vita con Carletto, come lo chiamavano i più intimi: pezzi di strada, ideali, affetti, professione, amicizia. Questo non è stato che il primo incontro del programma 2026-2027 previsto per le celebrazioni del centenario promosso dall’Archivio Riccardi, curato in primis dal suo degno erede Maurizio, che per colazione, pranzo e cena ha mangiato “fotografia” fin da piccolo. Perché come da lui stesso ricordato, «…In pratica sono nato in camera oscura fino a quando potei arrivare all’altezza della vaschetta del fissaggio. Ormai la mia strada era segnata». L’obiettivo non è solo quello di ricordare l’indimenticabile figura di questo grande artista, ma di valorizzare la sua immensa attività fotografica e pittorica.

A condurre e moderare il convegno Lorella Di Biase, giornalista Rai, scrittrice e autrice televisiva. Accanto a lei, coi suoi ricordi, Maurizio Riccardi, che precisa subito: «Io non voglio raccontare gli aneddoti su Carlo, ma la sua persona».
Dopo il saluto istituzionale di Simona Renata Baldassarre, Assessore alla Cultura della Regione Lazio, le testimonianza di colleghi e amici che hanno condiviso con Carlo Riccardi momenti importanti del suo lungo percorso di vita professionale e umana. Interventi di fotografi, giornalisti, scrittori, intellettuali e saggisti, come Rino Barillari, Maurizio Piccirilli, Diego Mormorio, Elio Vergati, Attilio Cristini, Marco Geppetti (Identità Fotografiche), Giancarlo Giuliani, Laura Delli Colli (presidente del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani), Francesco Sforza (già fotografo del Vaticano) e Massimo Piazza.

Ma anche personaggi che si stanno impegnando con Maurizio Riccardi per unire, salvaguardare e rendere fruibili gli archivi storici del Novecento, chiedendo l’attuazione di un piano di emergenza nazionale di salvaguardia, a cominciare dal nostro patrimonio visivo, a rischio di scomparsa per la fragilità dei materiali. Tra questi Graziano Marraffa (fondatore e presidente dell’Archivio Storico del Cinema Italiano), Lucilla Secchiaroli, Tiziana Appetito, figlia di Enrico, per tutti il fotografo di Alberto Sordi, Aldo Reali, passato dal giornalismo sportivo al settore pubblicitario, prima di fondare recentemente Italia Dream tv, la prima TV multipiattaforma italiana che mostra al mondo il meglio del nostro Paese. Presenti in sala anche Costantino D’Orazio (storico dell’arte e Direttore generale Creatività Contemporanea-MiC) e Umberto Quaresima, sindaco di Olevano Romano, borgo medievale in provincia di Roma, che con una mostra permanente sarà la prima tappa del programma di mostre e appuntamenti itineranti che interesserà i luoghi simbolo della vita di Carlo Riccardi.

“Carletto” nacque a Olevano Romano (RM) il 3 ottobre 1926 ed è morto a Roma il 13 dicembre 2022 all’età di 96 anni. Prima di essere quel fotografo della Dolce Vita, si fece le ossa nello studio del fotografo Pierotti fino alla liberazione di Roma, quando fece un sodalizio con Federico Fellini: mentre uno faceva le foto ai soldati e le colorava a pennello, l’altro realizzava le loro caricature. Infine, grazie al suo “inglese”, Carlo divenne un fotografo del Rest Center americano a Roma, un’area di sosta, dove transitavano i militari che andavano al Nord.
Dopo la guerra, con la rinascita del Paese arrivò anche la “Dolce vita”, e quel concetto di fotografo invadente e pronto a tutto pur di portare a casa uno scatto da vendere: il paparazzo, sostantivo introdotto nella terminologia giornalistica nel 1960 con il film La dolce vita di Federico Fellini.

Carlo Riccardi fu considerato il pioniere dei paparazzi, un termine al quale va però anteposto quello di gentiluomo. Infatti era sì un fotografo pronto a cogliere l’attimo, ma quel carpe diem per lui non significava fare a ogni costo lo “scatto buono” da vendere ai giornali, ma farlo con grazia, gentilezza, rispetto per gli altri, quasi chiedendo “Scusi, posso?”. Perché per lui il mestiere di fotoreporter doveva basarsi prima di tutto sul rapporto umano, come è sempre stato fino all’ultima foto. Umberto Pizzi, tra i più noti paparazzi della storia italiana, è morto il 29 settembre 2026 a 88 anni; a ricordalo con affetto è stato Maurizio Riccardi durante il convegno, con aneddoti vissuti in prima persona. Nei due brevi filmati dedicati alla fotografia e alla pittura, non vengono messe in luce tutte le caratteristiche di quest’ uomo dalla grande generosità, apparentemente mite e sicuramente gentile, che ha tenuto sempre un rapporto umano con la gente e che, con i suoi lavori, ha traghettato il Novecento nel XXI secolo. A mettere a fuoco il personaggio ci hanno pensato Vincenzo Amodeo, con il libro “Carlo Riccardi-Unico, eccezionale, stravagante” e il figlio Maurizio, con la realizzazione e diffusione in sala di “Un fumetto per Carlo Riccardi”. Un giornalino di 36 pagine patinate a colori, che ripercorre la vita di questo protagonista della cultura italiana, dai sacrifici e le rinunce di una famiglia numerosa degli anni 40, ai primi disegni dei fratelli “immortalati” da una macchina fotografica di creta. Quella che lo avviò verso questo mistero chiamato fotografia, che lo ha portato a trasferire dagli occhi alla pellicola o sulla tela, momenti irripetibili di un neorealismo preso dalla “scuola della strada”, dalle baracche dei borghetti alla Roma della Dolce Vita, dagli uomini della politica al sindacalismo. Un artista della fotografia che invece di andare in massa all’assalto dei personaggi famosi a Via Veneto, come faceva la maggior parte dei colleghi, seguiva la massima: “Se tutti vanno da una parte, tu non li seguire, vai dalla parte opposta. Solo tu avrai quella foto”.

Immagini di un’Italia rinata che hanno fatto scuola e parlano a chi le sa interpretare. Realizzate non da semplici fotografi ma da veri artisti della pellicola come Carlo Riccardi, cronista del cambiamento italiano, “Il fotografo dei sette Papi”, l’uomo che attraverso i suoi scatti ha ritratto e tramandare ai posteri oltre settant’anni di storia patria, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri. Ma anche di quel Carlo Riccardi pittore, artista poliedrico che portava le sue opere nelle piazze, a partire dalle sue famose Maxitele che secondo Claudio Strinati, storico dell’Arte e presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali del MiC, «Quelle lunghe tele rappresentano il cammino dell’arte» e che diede vita ad opere estemporanee e itineranti che portarono alla nascita di un nuovo concetto artistico: l’Arte in cammino (Art on the way).

Ma anche quel pittore che immortalava sulle tele la fatica del lavoro nei campi, i paesaggi natii, una Roma popolare ormai scomparsa. Un artista col cuore grande che regalava a tutti piccoli quadretti e grandi tele, come quando veniva nell’Ufficio Stampa dell’Enel, allora a Piazza Verdi, e dalle tasche tirava fuori sempre qualche piccolo regalo dipinto, spesso prodotto secondo lo stilema di “Quinta Dimensione“, il celebre movimento artistico “antropocentrista” e manifesto pittorico fondato da Carlo Riccardi negli anni ’70. Sottoscritto da oltre 50 personalità dell’arte, dello spettacolo e della cultura italiani e stranieri, uniti dallo stesso messaggio: “Riportare l’Uomo al centro”. Un uomo in contrasto con l’egemonia della società dei consumi e delle macchine, che invece di sfruttare ciecamente la natura e l’ecosistema che lo circonda ne diventi il custode responsabile.

Ma prima di tutto, secondo il Carlo Riccardi di Quinta Dimensione, l’arte deve essere un mezzo per unire persone, culture e le religioni, mettendo in cima la dignità umana prima di ogni altro interesse. Definito spesso dai critici “Ultimo manifesto pittorico del Novecento”, Quinta Dimensione è rappresentato graficamente da un cerchio attraversato da due linee parallele dipinto con una speciale pittura fluorescente e fosforescente, che si vede perfettamente al buio a distanza di mezzo secolo. Un pezzo unico di eccezionale valore storico e artistico custodito nell’Archivio Riccardi, che si può vedere sia nelle mostre antologiche itineranti organizzate per l’occasione che in eventi dedicati all’autore presso Spazio5, in via Crescenzio 99, storica galleria fondata da Riccardi che in origine si chiamava Scalette Rosse e sede dell’associazione Quinta Dimensione.

Tra gli interventi più toccanti, quelli conclusivi di Simonetta Russo, compagna di vita di Carlo dopo la morte della moglie Luciana e un ricordo affettuoso di Carlo Riccardi fatto da Massimo Papi, noto dermatologo clinico ed estetico con la passione per la pittura, che per anni fu amico dell’artista.
L’Archivio Riccardi è iscritto presso la Soprintendenza Archivistica del Lazio di Roma in qualità di Patrimonio di interesse Nazionale. Diretto da Maurizio Riccardi – direttore responsabile di AgrPress, agenzia stampa che fa capo al Gruppo Riccardi – è coadiuvato da Giovanni Currado (Responsabile Archivio) e Marino Paoloni (Supervisore Archivio). All’interno oltre tre milioni di negativi originali e opere di altro genere. Presso il polo espositivo del Mattatoio di Roma (Piazza Orazio Giustiniani 4) è visitabile gratuitamente fino al 30 ottobre 2026 la mostra fotografica “Roma che cambia, la città possibile”, con una ricca selezione di scatti storici di Carlo Riccardi.
Orari: dal martedì alla domenica 11-20. Ultimo ingresso fino a 30 minuti prima della chiusura. Il lunedì giorno di riposo settimanale.

Le immagini del repertorio storico sono state fornite dall’Archivio Riccardi. Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni su Carlo Riccardi, rimando all’articolo di Agrpress “Carlo Riccardi un secolo di arte fotografia e memoria
Testo e foto convegno/Maurizio Ceccaioni
