Si è appena conclusa la stagione 2026 del Bregenzer Festspiele, il festival musicale che ogni estate trasforma Bregenz, sul lago di Costanza, in uno dei principali luoghi europei dello spettacolo all’aperto.

Storia di una grande idea
Quando si vedono manifestazioni di successo internazionale, quasi sempre significa che molti anni prima qualcuno ha avuto un’idea grandiosa. Nella musica classica e nell’opera europea esistono luoghi iconici che sono diventati molto più di semplici sedi di spettacolo: si sono trasformati in destinazioni, simboli riconoscibili in tutto il mondo dagli appassionati. È il caso dell’Arena di Verona, del Festival wagneriano di Bayreuth, del Festival di Salisburgo e del Ravello Festival. A questo ristretto gruppo appartiene a pieno titolo anche Bregenz, dove da ottant’anni il Festival musicale ha trasformato il rapporto fra opera, teatro e paesaggio in una delle esperienze più originali, spettacolari e coinvolgenti del panorama europeo.

Ma a Bregenz quella grande idea era fatta inizialmente soltanto da due semplici chiatte. Il primo nucleo dei Bregenzer Festspiele nacque infatti per un’iniziativa dal basso, per volontà di un gruppo di cittadini della città e dei dintorni che vollero creare un appuntamento culturale in una città prostrata dalla guerra. Correva l’anno 1946 e l’Europa tutta usciva devastata dalla seconda guerra mondiale. L’Austria, sconfitta e occupata, era divisa in quattro zone amministrate dalle potenze alleate; Vienna, a sua volta, era stata spartita tra americani, britannici, francesi e sovietici. Nella stessa città che per secoli era stata una delle capitali culturali d’Europa erano ancora visibili dovunque le ferite dei bombardamenti e risuonavano nelle strade i sinistri rumori dei carri armati dell’Armata Rossa. La prima rappresentazione si tenne a Bregenz il 5 agosto 1946 con un’opera di Mozart messa in scena sul lago su due chiatte per il trasporto della ghiaia collegate tra loro da una struttura di legno ricavata da materiali provenienti dall’antico granaio cittadino. Una tempesta distrusse il palcoscenico, ma questo venne immediatamente ricostruito con un allestimento realizzato da una scenografa viennese rifugiatasi nel Vorarlberg. La novità ebbe un successo immediato: oltre 8.000 persone assistettero alle prime due rappresentazioni. L’anno successivo fu costruito il nuovo palcoscenico sul lago, in tedesco Seebühne, su palafitte presso il lido cittadino; nel 1949 nacque la Deuring-Tribüne, dal nome del suo finanziatore. Nel 1950 il palcoscenico e la tribuna furono trasferiti nell’area dove si sviluppò poi l’attuale complesso, una costruzione moderna che, preceduta da un ampio parcheggio, è il punto centrale per eventi e spettacoli nella cittadina di Bregenz, grazie anche alla sua Sala Grande di concerti con capienza di 1656 posti.

Fin dall’inizio i Wiener Symphoniker accompagnarono il nuovo Festival, inaugurando un proficuo rapporto destinato a diventare una delle sue caratteristiche più durature. E’ tuttora questa l’orchestra residente del Festival che partecipa alle produzioni della Seebühne, alle rappresentazioni nella Festspielhaus e ai concerti sinfonici. Fondata nel 1900 da Ferdinand Löwe, questa orchestra nacque con l’ambizione di ampliare la vita musicale viennese e di portare il grande repertorio sinfonico oltre i tradizionali luoghi della capitale. Da allora i Wiener Symphoniker hanno costruito una presenza internazionale attraverso concerti e tournée in tutta Europa e nel resto del mondo, mantenendo però a Vienna e a Bregenz i due principali punti di riferimento della propria attività. Negli anni Novanta cambiò progressivamente il rapporto dell’orchestra con la Seebühne. Dal 1999 al 2004 l’orchestra suonò addirittura sul retro, all’interno della struttura della scena sul lago, senza essere però visibile al pubblico. Nel 2005 ci fu una svolta importante: da allora i Wiener Symphoniker suonano all’interno, nella Sala Grande della Festspielhaus senza pubblico, mentre il loro suono è trasmesso in diretta all’esterno, sincronizzato con cantanti e direttore attraverso piccoli schermi e sistemi video con una tecnologia originale e innovativa da Guinness dei primati. Il sistema di distribuzione della musica è basato su grandi altoparlanti visibili sul palcoscenico e piccoli altoparlanti nascosti anche ai piedi degli spettatori in platea.

Una poderosa macchina di spettacolo
Quella che era nata come un’iniziativa locale assunse progressivamente dimensioni internazionali, affiancando sempre più attività e spettacoli a contorno dell’opera principale, l’unica produzione operistica che va in scena con allestimento sulla Seebühne. Tutte le stagioni hanno confermato questa impostazione, affiancando al titolo principale in scena sul lago una programmazione serrata, varia e articolata fra opera, teatro, concerti, musica da camera e produzioni sperimentali rappresentate all’interno della Sala Grande della Festspielhaus e nei teatri cittadini, animando e facendo vivere il gradevole centro di Bregenz, località di villeggiatura e di vacanza, oltre che capoluogo amministrativo della regione del Vorarlberg, la più occidentale dell’Austria.

Una grande trasformazione avvenne negli anni Ottanta: dopo il successo della produzione del Zauberflöte, il Flauto Magico di Mozart, nel 1985, Bregenz introdusse la pratica della ripresa delle produzioni della Seebühne per una seconda stagione consecutiva. Fu una scelta importante dal punto di vista artistico, ma anche organizzativo ed economico: la costruzione di scenografie di grandi dimensioni, sempre più complesse e spettacolari, specificamente concepite per il lago, poteva così essere utilizzata più a lungo ammortizzandone i costi. Da quel momento la scenografia è diventata uno degli elementi distintivi di questo Festival, con allestimenti arditi spesso concepiti come grandi installazioni teatrali visibili anche al di là della semplice rappresentazione musicale, visitabili al di fuori dell’orario delle rappresentazioni e riconoscibili da tutta la passeggiata lungo il lago a Bregenz.

Nel pomeriggio prima della rappresentazione, durante la prova tecnica degli impianti, si può visitare la macchina scenica e salire sul palco in mezzo al lago con il giro guidato Dietro le quinte del Festival, accompagnato da personale specializzato multilingue, che fa conoscere una quantità di curiosità, aneddoti e storie che permette di apprezzare appieno lo spettacolo serale. Tra questi, si scopre che gli abiti dei cantanti, che rivestono anche tute di neoprene perché spesso cantano immersi nell’acqua, sono dotati di sensori supertecnologici per calamitare automaticamente i proiettori delle luci su di loro al momento in cui cantano e anche d’innovativi sound systems che permettono loro di sapere dove si trovano in quel momento gli altri protagonisti che cantano, in modo da poter rivolgersi con sicurezza senza dover guardarsi in giro.

Il palmarès delle opere messe in scena nelle edizioni più recenti del Festival con cadenza biennale dal 2013, tenuto conto di un anno di pausa nel 2020 causa pandemia, comprende titoli di fama mondiale: nell’ordine, il Flauto Magico di Mozart, la Turandot di Puccini, la Carmen di Bizet, il Rigoletto di Verdi, Madama Butterfly di Puccini e il Franco Cacciatore di Weber.

L’edizione 2026
La stagione 2026 del Bregenzer Festspiele appena conclusa ha celebrato questa ricorrenza con ottanta appuntamenti nell’arco di un mese nel cuore dell’estate. Il significato particolare dell’anniversario ha riportato l’attenzione sulle origini della manifestazione e soprattutto sulla storia della sua spettacolare Seebühne, il grande palcoscenico costruito sulle acque del lago realizzato inizialmente con mezzi assai lontani da quelli dell’attuale macchina teatrale.

Come sempre la programmazione è stata articolata e in grado di soddisfare le diverse esigenze del pubblico, dalla musica lirica a quella sinfonica e da camera, dagli autori classici più noti alle sperimentazioni più recenti. Gli allestimenti operistici più impegnativi sono due in ogni stagione: quest’anno il secondo titolo presentato è stato Die Ausflüge des Herrn Brouček di Leoš Janáček, compositore della Moravia attivo a cavallo tra ‘800 e ‘900. L’opera è andata in scena all’interno della Festspielhaus con la direzione musicale di Robert Jindra, la regia di Yuval Sharon, un cast comprendente Peter Hoare, insieme a Mihails Culpajevs, Károly Szemerédy, Tatev Baroyan e altri interpreti internazionali, nonché la musica, suonata come sempre dai Wiener Symphoniker.

Alla programmazione operistica si sono aggiunti il progetto L’elisir d’amore dell’Opernstudio, concerti sinfonici dei Wiener Symphoniker, appuntamenti corali, recital e produzioni contemporanee. Fra queste Passion of the Common Man, nuova opera di Daníel Bjarnason su libretto di Royce Vavrek, e YUM!, produzione caratterizzata dall’integrazione fra musica, performance ed Extended Reality. Per l’ottantesimo anniversario è stato inoltre organizzato Singalong am See, un grande evento partecipativo dedicato al canto corale.

L’amatissima Traviata
Il fulcro della stagione, l’evento più atteso, che ha fatto il tutto esaurito in ogni ordine di posti già con molti mesi di anticipo, è stato però La Traviata di Giuseppe Verdi, rappresentata per la prima volta nella storia del festival sulla Seebühne. La scelta è significativa perché l’opera, pur essendo uno dei titoli più conosciuti del repertorio lirico, pone problemi particolari quando viene trasferita in uno spazio monumentale e all’aperto: il dramma intimista di Violetta, Alfredo e Giorgio Germont deve convivere con una scenografia di dimensioni eccezionali e con la relazione visiva fra palcoscenico, pubblico e lago.

Rende orgogliosi non solo la musica immortale di Verdi con alcune delle arie più celebri e conosciute nel mondo intero, ma anche la scelta di una produzione in gran parte italiana, affidata al noto regista Damiano Michieletto, con scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti e video di Roland Horvath. Michieletto ha spostato l’azione dalla Parigi ottocentesca descritta da Verdi agli anni Venti del Novecento, nell’universo dei cosiddetti Roaring Twenties: jazz club, feste mondane e un ambiente dominato dal denaro e dall’apparenza diventano il contesto nel quale si sviluppa la vicenda di Violetta.

L’idea scenografica ruota intorno a un grande ambiente destinato alle feste e a una superficie d’acqua trasformata in una sorta di piscina a sfioro. Indimenticabile è la scena iniziale con il coro che compare vestito in costumi da bagno in un’animatissima festa acquatica con salvagenti e materassini colorati. La produzione utilizza inoltre una grande sfera nera di sei metri di diametro, elemento visivo associato al destino che incombe sulla protagonista. L’obiettivo dichiarato da Michieletto è rilevare il contrasto fra il mondo scintillante della società e la fragilità personale della protagonista, che canta in scena quasi ininterrottamente per due ore, perché per ragioni tecnico-organizzative l’opera è leggermente condensata, con alcuni video proiettati per garantire il contesto ed eseguita senza alcuna pausa, anche perché lo spostamento dei quasi 7.000 spettatori richiederebbe troppo tempo.

Grandi interpreti per una grande musica
Dal punto di vista musicale, la produzione ha avuto due direttori: Kirill Karabits e Pietro Rizzo, entrambi al debutto ai Bregenzer Festspiele. I Wiener Symphoniker hanno accompagnato le rappresentazioni, mentre alle parti corali hanno partecipato il Bregenzer Festspielchor, diretto da Benjamin Lack, e il Prague Philharmonic Choir, diretto da Lukáš Kozubík. La parte vocale è stata affidata a un cast internazionale articolato su più interpreti, visto l’impegno pesante e in serate consecutive. E’, infatti, uno sforzo non da poco per i cantanti, che sono tre diversi per le parti principali e due per quelle secondarie. Nel ruolo di Violetta si sono alternate Stacey Alleaume, Julia Muzychenko e Marjukka Tepponen; Alfredo Germont è stato interpretato da Julien Behr, Long Long e Jose Simerilla Romero, mentre Giorgio Germont è stato affidato ad Audun Iversen, Kostas Smoriginas e Vladimir Stoyanov. La scelta di più interpreti per i ruoli principali ha consentito di coprire l’elevato numero di rappresentazioni previste sulla Seebühne, con le sue gradinate sempre affollatissime che possono contenere 6.800 spettatori. Trattandosi di uno spettacolo all’aperto, così come all’Arena di Verona, il rischio atmosferico incombe sempre, ma durante un intero mese di rappresentazioni all’aperto sul lago soltanto una delle recite è stata annullata a causa di pioggia intensa. La scelta della Traviata appare inoltre coerente con la storia della Seebühne. L’opera che Verdi compose nel 1853 racconta, infatti, un conflitto fra sentimento individuale e convenzioni sociali, fra libertà personale e giudizio collettivo. Michieletto ha trasposto quel conflitto in un’altra epoca di ostentazione e consumo, mantenendo naturalmente al centro la figura di Violetta. La scenografia spettacolare non ha sostituito quindi il dramma, ma ha costruito intorno ad esso una dimensione visiva coerente con il mondo sociale nel quale la protagonista è intrappolata.

Alla prossima stagione!
Con questa produzione Bregenz ha celebrato i suoi ottant’anni tornando, ancora una volta, alla caratteristica che ne ha determinato l’identità internazionale: l’incontro fra il repertorio operistico e uno spazio scenico che non è un semplice contenitore. Dai due barconi del 1946 alla grande macchina scenica voluta da Michieletto sulla Seebühne, il festival ha mantenuto l’idea originaria di portare la musica sulle rive del lago, ma l’ha trasformata in una forma teatrale nella quale architettura, scenografia, tecnologia e interpretazione musicale partecipano allo stesso spettacolo.

Con lo stesso allestimento La Traviata andrà in scena anche durante la stagione 2027, per la precisione dal 21 luglio al 22 agosto, mentre è stata già resa nota con due anni di anticipo l’opera che sarà rappresentata nelle stagioni 2028 e 2029: si tratta dell’Olandese Volante di Richard Wagner. Dalla prima scelta del titolo alla progettazione, la realizzazione e il montaggio della macchina scenica, che da solo richiede dieci mesi, il lavoro di preparazione dura infatti circa tre anni e mezzo, a dimostrazione della complessità e della spettacolarità raggiunta dalla rappresentazione al centro del programma del Festival di Bregenz, che in estate dà lavoro a 1200 persone.
Info:
www.bodensee-vorarlberg.com/
www.bregenzerfestspiele.com
www.austria.info
Testo/Leonardo Felician – Foto/Cynthia Beccari – Foto d’apertura la scenografia di Michieletto per la Traviata
