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Homepage > REPORTAGE > Assisi la città di Francesco “il Poverello” tra arte, cultura, turismo e religione
luglio 3, 2026  |  By Maurizio Ceccaioni In REPORTAGE

Assisi la città di Francesco “il Poverello” tra arte, cultura, turismo e religione

1 - Apertura

L’Umbria, il “Cuore verde d’Italia” è una regione ricca di storia e cultura, ma in primis è stata una fucina del cristianesimo, dando i natali a molti santi come san Benedetto, santa Rita o santa Chiara. Ma prima di tutto san Francesco, principale santo umbro e Patrono d’Italia assieme a santa Caterina da Siena. Assisi, città santuario in provincia di Perugia e Patrimonio Unesco dal 2000, è una costola del versante nordovest del monte Subasio e s’inserisce perfettamente nel contesto ambientale del Parco Regionale. Venendo da Roma, qualche decina di chilometri dopo Spoleto appare sulla destra, arroccata in posizione dominante, mostrando il profilo del Sacro Convento coi grandi contrafforti a scalare che ne garantiscono la stabilità.

Vista della Valle spoletina da Assisi
Vista della Valle spoletina da Assisi

La città si espande sulle pendici del Monte che ne caratterizza la struttura urbana medievale, dal “Colle del Paradiso” – lo spuntone roccioso su cui sorge la Basilica di S. Francesco – alla Rocca Maggiore, il punto più alto. Quest’ultima, come la Rocca Minore più in basso, è una fortezza costruita con un’altra settantina di manufatti tra il 1353 e il 1367 dal cardinale Albornoz su incarico di papa Innocenzo VI, per riaffermare l’autorità del Papa e sedare gli accesi scontri di potere nell’Italia centrale, dopo il trasferimento della sede pontificia ad Avignone (Cattività avignonese, 1309-1377). A volerlo fu papa Clemente V, succube del re Filippo il Bello che lo aveva sostenuto per l’elezione al Soglio di Pietro. Un papa “chiacchierato”, tanto che Dante ne La Divina Commedia, lo colloca nel Canto XIX dell’Inferno tra i simoniaci, quelli che in vita fecero commercio di beni spirituali, sacramenti o cariche ecclesiastiche.

La Rocca Maggiore di Assisi vista dal centro storico
La Rocca Maggiore di Assisi vista dal centro storico

Porta Cappuccini, uno degli otto accessi della cinta muraria medievale, non è distante dalla Rocca Minore e lì vicino ci sono i resti dell’anfiteatro di Asisium (I sec. d.C.), di cui rimangono solo parti delle gradinate accorpate a edifici medievali in una struttura privata e l’arena trasformata in giardino privato con tanto di ombrelloni. Porta Nuova è tra i principali punti di accesso e snodi di scambio cittadini e poiché, da lì La Rocca Maggiore sta a soli 2 km, potrebbe essere questa la prima tappa per la visita in città. Da Porta Nuova la Basilica papale sta a circa 1,4 km ma il centro storico è “Zona a Traffico Limitato”. Per i parcheggi non ci sono problemi e spesso quelli privati sono forniti di scale mobili o ascensori e con accesso col Telepass. I residenti sono poco più di 27mila di cui circa 5mila nel centro storico, ma il numero cresce molto, specie in estate: anche grazie al Giubileo il 2025 è stato un anno record con 1,7 milioni di pernottamenti.

Porta Nuova vista anche da Portella di San Giorgio
Porta Nuova vista anche da Portella di San Giorgio

Viale Aretino imbandierato conduce alla Basilica di Santa Chiara (XIII sec.) che appare sulla sinistra dopo 300 metri, con la classica facciata a fasce orizzontali in pietra rosa e bianca del Subasio. Lo stile è il gotico italiano, con il grande rosone a raggi che campeggia in alto e gli interni con la pianta a croce latina. Sul lato sinistro ci sono tre imponenti archi rampanti e sulla destra il campanile a pianta quadrangolare e poi l’attiguo monastero delle Clarisse, ordine fondato da santa Chiara nel 1212. Come la Basilica, anche questo si trova sul sito dell’antica chiesa di San Giorgio (XI sec.), primo luogo di sepoltura di S. Francesco (1226-1230) e della stessa Santa (1253). I due leoni in bassorilievo ai lati del portale d’ingresso della Basilica dovrebbero fungere da guardiani della Chiesa, come forse le altre due statue in pietra a grandezza naturale con lo sguardo rivolto all’interno, poste ai vertici del muro che delimita lateralmente la piazza.

 Piazza della Basilica di Santa Chiara
Piazza della Basilica di Santa Chiara

La Basilica fu realizzata tra il 1257 e il 1265 e la chiesa inglobata è poi diventata la cappella di San Giorgio (o del Crocefisso) che si trova sul lato destro della navata. Dentro pregevoli affreschi con scene sacre attribuiti a Pace di Bartolo, allievo della scuola di Giotto, tra cui S. Giorgio che sconfigge il drago. La cappella è ripartita nell’oratorio del Crocefisso e nella cappella del Sacramento, dove si trova l’originale Crocifisso bizantino proveniente dalla chiesetta di San Damiano (XII sec.) poco fuori Assisi, prima sede dell’ordine delle Clarisse. Il Crocefisso è quello davanti al quale S. Francesco si raccoglieva in preghiera e la leggenda racconta che nel 1205, mentre si trovava davanti a questa icona sacra, udì la “voce di Gesù” che gli diceva: “Francesco, va’ e ripara la mia casa (intendendo la Chiesa, ndr) che, come vedi è in rovina“.

Uno dei leoni in pietra a guardia della piazza di Santa Chiara
Uno dei leoni in pietra a guardia della piazza di Santa Chiara

Difatti la Chiesa cattolica nel XIII secolo era lacerata da lotte di potere e corruzione, una negazione degli originari precetti cristiani, che spinsero poi Francesco a fondare l’Ordine dei Frati minori, nel 1209. Sulla sinistra della navata centrale c’è la cappella del Santissimo Sacramento (già di sant’Agnese), con affreschi di Girolamo Marinelli, pitture murali di Sigismondo Spagnoli e tre vetrate policrome con scene sacre realizzate da padre Alberto Farina verso fine 1960. Sotto l’altare, sono sepolte sant’Agnese, la beata Ortolana dei Fiumi, madre di santa Chiara e la sorella Beatrice con la cugina, la beata Amata de Corano, che fu tra le sue prime seguaci. Qui riposa anche la beata Benedetta di Assisi, la badessa che dopo la morte di Santa Chiara l’11 agosto 1253, fu alla guida del monastero di san Damiano.

Particolari interni nella Basilica di S. Chiara
Particolari interni nella Basilica di S. Chiara

I resti mortali di santa Chiara si trovano nella cripta protetta da un cancello di ferro sotto l’altare maggiore della Basilica, realizzata tra gli anni 1852-1872 usando la classica pietra bianca e rosa del monte Subasio e ristrutturata in stile neogotico nel 1934. L’accesso è dalle scale sul lato sinistro a metà della navata centrale. La Santa è distesa dentro un’urna di cristallo con l’abito monacale.
Nata nel 1193 nella nobile famiglia del conte Favarone di Offreduccio degli Scifi e sua moglie Ortolana, Chiara abbandonò l’agiatezza economica e sociale abbracciando gli ideali di S. Francesco e divenendone la sua prima seguace. Il loro legame fu dettato da un profondo e puro vincolo spirituale e umano, accomunati nell’abbandono del materialismo, la dedizione agli altri e l’esaltazione della purezza, come ben descritto nel film del 1972 di Franco Zeffirelli “Fratello sole, sorella luna”.

Basilica di S. Chiara- Cappella del Crocifisso
Basilica di S. Chiara- Cappella del Crocifisso

L’immagine seguente mostra un particolare di S. Francesco nell’affresco di Giotto e allievi, nella XVI scena del ciclo di XXVIII dedicate alla sua vita (Basilica superiore) e santa Chiara in un particolare dell’affresco di Simone Martini nella cappella di san Martino (Basilica inferiore.)
Un altro caposaldo di S. Francesco nel suo rapporto con Dio e il Creato è Il Cantico delle Creature (Laudes Creaturarum o Cantico di Frate Sole), composto in dialetto volgare umbro tra il 1224 e il 1226. Un testo poetico, mistico e religioso articolato in trentatré versetti (come gli anni di Gesù) e 12 strofe (come gli apostoli), è considerato il più antico testo poetico in volgare della letteratura italiana di autore noto. È un’invocazione alla riconciliazione universale dell’uomo con il Creato (Frate Sole, Sorella Acqua) e un testo anticipatore di una visione del mondo voluta da Dio, più giusto e in cui vivere in pace e armonia tra tutti gli esseri viventi.

 San Francesco e Santa Chiara
San Francesco e Santa Chiara

D’altra parte è comprensibile questa ricerca di spiritualità in S. Francesco, dati i cambiamenti sociali dell’epoca occorsi da fine XI a oltre il XII secolo, con la nascita dei Liberi Comuni e l’ascesa della borghesia mercantile e commerciale, la nuova classe sociale formata da mercanti, artigiani e banchieri. Che gli elementi del cosmo si muovano per mano di Dio è un concetto poi rivisto in senso critico-materialistico dal filosofo tedesco Immanuel Kant con la sua Weltanschauung (visione del mondo) in Critica del Giudizio (Kritik der Urteilskraft, 1790), secondo cui i fenomeni del mondo naturale non sono regolati da una volontà divina, ma conseguenti a leggi meccaniche conoscibili. Però questa è un’altra storia.

 S. Francesco che predica agli uccelli, basilica inferiore (Maes
S. Francesco che predica agli uccelli, basilica inferiore 

Per le strade di Assisi sui luoghi della storia
Attraversando il centro storico si notano gli antichi edifici con le facciate diversamente imbandierate, a ricordare la rivalità territoriale, tutt’oggi esistente, tra la “Nobilissima Parte de Sopra” (dai colori blu e azzurro) e la “Magnifica Parte de Sotto”, (dal colore rosso). Una contrapposizione che nel Medioevo fu anche molto violenta, con la prima fazione – guelfa e favorevole al papa – guidata dalla famiglia Fiumi, e la seconda – ghibellina e legata al Sacro romano impero – capeggiata dalla famiglia Nepis. Lotte fratricide e di potere che coinvolsero anche la vicina Perugia e che ebbero molta influenza nelle successive scelte di vita dei giovani Francesco e Chiara.

Da sx stemma della Nobilissima Parte de Sopra e della Magnifica Parte de Sotto
Da sx stemma della Nobilissima Parte de Sopra e della Magnifica Parte de Sotto

Se si è curiosi, lungo il percorso si possono scoprire molti aspetti particolari della città, tra vicoletti, archi e piazzette, scale e insegne di antiche botteghe o con riferimenti sacri. Ma anche i resti del Calendimaggio, la festa appena passata che rievoca queste antiche rivalità e ha visto il centro storico percorso da migliaia di visitatori arrivati da tutto il mondo. Nel tragitto può anche capitare di scoprire degli affreschi inaspettati, con scene sacre sulle pareti di alcuni edifici. Come sulla facciata della chiesa di S. Leonardo, con le Storie della Misericordia e del Perdono della Porziuncola (XVI sec.), a sinistra nella foto sotto, riferito alla piccola chiesetta oggi parte della Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove si raccoglieva in preghiera S. Francesco e dove morì. Oppure, sulla destra, il pregevole affresco del 1300 di autore ignoto, realizzato nell’edicola votiva in via Sant’Agnese.

A sx affresco in V. Antonio Cristofani e l'edicola votiva in V. Sant'Agnese
A sx affresco in V. Antonio Cristofani e l’edicola votiva in V. Sant’Agnese

Quella del Comune è la piazza principale e copre l’area dell’antico Foro Romano di Asisium, che si può visitare entrando da Via Portica 2. A sovrastare il tutto i 47 metri della Torre del Popolo (XIII sec.), affiancata da un lato dal Palazzo dei Priori (sede municipale) e dall’altro, dalla facciata del Tempio di Minerva (I sec. d.C.), con dentro la chiesa barocca di Santa Maria sopra Minerva. Qualche decina di metri più in basso, dove sorgeva, la casa natale del Santo c’è la Chiesa Nuova (XVII sec.), realizzata in stile barocco. In gran parte inglobata nell’edificio di culto, si vede anche la piccola “prigione” in cui Francesco fu relegato dal padre per punizione, dopo aver venduto di nascosto delle preziose stoffe per restaurare la chiesa di San Damiano. Nell’omonima piazzetta antistante è collocata dal 1984 una scultura bronzea che rappresenta i genitori di S. Francesco, opera dello scultore Roberto Joppolo.

Centro storico imbandierato e particolari di Piazza del Comune
Centro storico imbandierato e particolari di Piazza del Comune

Accanto c’è via Arco dei Carbonari. Da un piccolo arco sulla strada arricchito da una scena sacra realizzata con maiolica a rilievo, si accede al “fondaco”, la bottega e il magazzino per le merci preziose usate ne commercio familiare. In alto la scritta: “Scendi le scale e troverai l’ostello, dove nacque Francesco il poverello“. In fondo alla via c’è l’Oratorio di San Francesco Piccolino, dove si narra sia nato repentinamente il Santo per le improvvise doglie della madre. La facciata è in stile romanico-gotico e l’ambiente è formato da una piccola e semplice stanza stretta e alta con la volta a botte e le pareti in pietra nuda, poi trasformata in chiesetta. Nato nell’inverno tra il 1181-’82 in una delle famiglie più agiate della città, mentre il padre era in giro per lavoro Francesco fu battezzato dalla madre, Monna Pica di Bourlemont, col nome di Giovanni. Quello per cui è conosciuto gli fu poi dato dal padre al ritorno.

Retro casa natale di Francesco e fondaco
Retro casa natale di Francesco e fondaco

Dopo aver fatto atto di povertà davanti al popolo e al padre inferocito rinunciando ad agiatezze e beni -come raffigurato negli affreschi di Giotto nella Basilica superiore – Francesco affrontò una vita umile e dedita al prossimo. Nel 1209 fondò l’Ordine francescano dei Fratres Minores e morì ad Assisi il 3 ottobre 1226 all’età di 44 anni. Fu seppellito nell’amata chiesa di San Giorgio e nel 1228 fu proclamato santo da papa Gregorio IX. Nel maggio 1230 fu traslato nella Basilica Inferiore e posto in un sarcofago nascosto fatto scavare da frate Elia nella roccia viva sotto l’altare maggiore. A dicembre 1818 avvenne il ritrovamento dei resti, poi trasferiti in una prima cripta realizzata nello sfarzoso stile neoclassico del tempo, che però non rispecchiava la vita e il pensiero del Santo. Solo nel 1932 la struttura ottocentesca fu sostituita da quella attuale sotto il pilastro dell’altare in stile neoromanico.

L'Arco in via dei Carbonari e L'interno dell'Oratorio di S. Francesco
L’Arco in via dei Carbonari e L’interno dell’Oratorio di S. Francesco

Dalla Fontana dei Tre Leoni in piazza del Comune al Sacro Convento sono circa 800 metri e passando per via Fontebella s’incontra un’altra fontana rinascimentale: Fonte Marcella (metà XVI sec.). Fu realizzata per dissetare i cittadini del centro storico, ma col divieto assoluto di usarla per “lavare i panni”, come precisa un’iscrizione. Proseguendo, dopo aver lasciato porta S. Francesco sulla sinistra e fatta la piccola salita di via Frate Elia, superato l’Arco appare il grande sagrato porticato del Sacro Convento. Uno spazio rettangolare di 135×42 metri che è stato ripavimentato durante il restauro dopo il sisma del 1997, alternando fasce longitudinali e trasversali realizzate con pietra bianca e rosa del monte Subasio, integrate da pietre provenienti da Israele, Cina, Brasile, come segno dell’universalità del luogo. Fu inaugurato il 5 settembre del 2000 durante la storica visita di Papa Giovanni Paolo II per il Giubileo.

Fonte Marcella (o Fontebella) e Arco di accesso al sagrato
Fonte Marcella (o Fontebella) e Arco di accesso al sagrato

Il complesso Basilicale è composto da due chiese su distinti livelli. La Basilica inferiore, in gran parte scavata nella roccia, fu realizzata tra il 1228 e il 1230 per accogliere il corpo del Santo. Lo stile originario è il romanico umbro e la pianta è a croce egizia, con volte basse, muri spessi, robusti piloni e contrafforti. La navata è unica e coperta da volte ogivali a crociera molto ribassate, che creano nell’ambiente raccolto. Questa, come il transetto e le nove cappelle laterali (quattro a destra e cinque a sinistra della navata), è riccamente decorata e nell’insieme è un omaggio all’arte del XIII secolo. A cominciare dal grande affresco del Cimabue sul braccio destro del transetto detto “Maestà di Assisi” (1285-1288), dove la Madonna col Bambino sta sul trono con quattro angeli e S. Francesco, in uno dei suoi ritratti più antichi, che mette in mostra tutta la sua umanità.

Sagrato Basilica inferiore di San Francesco
Sagrato Basilica inferiore di San Francesco

Nel transetto sinistro si trovano gli affreschi con il ciclo sulla “Passione di Cristo” eseguiti da Pietro Lorenzetti tra il 1315 e il 1320. Raccontano la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce, il Compianto sul Cristo morto, l’Ultima Cena e la Madonna dei Tramonti, in cui sono presenti Maria con il Bambino, tra i santi Giovanni Evangelista e Francesco. A Giotto e alla sua bottega sono invece attribuite le cosiddette “Allegorie francescane” (circa 1334), splendidi affreschi realizzati sulla volta a crociera dell’altare maggiore, che raffigurano simbolicamente i tre voti francescani di Povertà, Castità e Obbedienza. La vela con il Trionfo di San Francesco (o S. Francesco in gloria) lo mostra non più come il classico personaggio umile e scalzo, ma fa di lui una figura regale seduta al centro della scena su un grande trono circondato da angeli.

Particolare affreschi nella cappella centrale Basilica inferiore
Particolare affreschi nella cappella centrale Basilica inferiore

Le nove cappelle laterali realizzate tra la fine del XIII e il XIV secolo, sono state ricavate scavando sui muri perimetrali della struttura romanica originaria e decorate con vetrate policrome istoriate e cicli pittorici con episodi della vita dei relativi santi e della Passione di Cristo. La più pregiata è la prima sul lato sinistro della navata centrale, dedicata a S. Martino. Considerata uno dei massimi capolavori del gotico italiano, fu affrescata tra il 1313 e il 1318 da Simone Martini, tra i principali artisti del Trecento, con storie sulla vita del santo vescovo di Tours, già soldato romano, tra cui il famoso dono del mantello al povero. Tra gli aneddoti più conosciuti e discussi della storia dell’arte italiana c’è quello del cosiddetto incontro casuale tra il piccolo Giotto Bondone e il maestro fiorentino Cenni di Pepo detto Cimabue, che lo introdusse nell’arte della pittura fino ai cicli di affreschi ad Assisi.

Volte Basilica inferiore e accesso cappella S. Antonio da Padova
Volte Basilica inferiore e accesso cappella S. Antonio da Padova

Tuttavia, per capire meglio l’evoluzione pittorica in Giotto e la sua scuola, ci si potrebbe soffermare sugli affreschi nella cappella della Maddalena, terza sul lato destro della navata. Personaggio controverso nella storia del cristianesimo è descritta nella Legenda Aurea (XIII sec.) come ricca “peccatrice” poi convertita da Gesù, mentre di tutt’altra persona trattano i “Vangeli apocrifi”, scritti tra il II e il IV secolo e non riconosciuti dalla Chiesa ufficiale, dove fu descritta come la discepola prediletta e compagna di Gesù. La cappella fu decorata in modo innovativo dall’artista e dai suoi allievi verso il 1307-1308 al ritorno da Padova, dove tra il 1303 e il 1305 avevano affrescato la famosa cappella degli Scrovegni con l’abbandono dello stile bizantino, dominato da figure piatte su sfondi color oro e l’uso saggio del chiaroscuro per dare profondità prospettica e senso dinamico alle figure. Tecnica che fu l’embrione di un successivo sviluppo pittorico che porterà allo “sfumato” di Leonardo da Vinci e poi al “tenebrismo” del Caravaggio.

Particolare interni Basilica superiore
Particolare interni Basilica superiore

La Basilica superiore si raggiunge internamente dalle scale dietro l’altare maggiore, entrando da una porticina del chiostro di Sisto IV per ritrovarsi presso il presbiterio. Molto più articolata della prima, fu realizzata tra il 1230 e il 1253 in stile gotico italiano sotto l’influenza francese. La navata centrale ha quattro volte a crociera a sesto acuto che la slanciano verso l’alto e le conferiscono un aspetto più luminoso. Anche grazie alle vetrate policrome istoriate in stile gotico rayonnant dei finestroni sulle pareti, dell’abside, del transetto e dei rosoni sui lati corti e opposti della chiesa. Uno stile usato dalle maestranze franco-tedesche sulla scia dell’esperienza di Notre Dame de Paris circa cinquanta anni prima. In particolare, le prime tre realizzate nell’abside e le due nel transetto rappresentano il più antico e completo ciclo di vetrate istoriate medievali d’Italia.

Particolare interni della Basilica Superiore di S. Francesco
Particolare interni della Basilica Superiore di S. Francesco

Come da prassi, le scene riguardano temi sacri, dalla Genesi al Nuovo Testamento, opere, miracoli e martirio di apostoli come San Pietro, San Paolo, san Giovanni e san Tommaso, fino ai caposaldi della Chiesa come San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova. Lungo le pareti finestrate c’è il celebre ciclo di affreschi giottiano con le storie sulla vita del Santo di Assisi. Dipinto tra il 1290 e i primi anni del Trecento, è composto da 28 scene suddivise in 3 gruppi che raccontano la sua vita in una successione temporale, ripartita in una sequenza di riquadri geometrici. Tra queste, “Francesco che fa dono del suo mantello a un povero cavaliere”; “Francesco nudo davanti al padre e ai cittadini che rinuncia agli averi per donarsi a Dio“; “la Predica agli uccelli”. C’è poco da vedere invece delle diciassette grandi scene affrescate tra il 1277 e il 1283 da Cimabue sulla volta dell’altare, l’abside poligonale e i due transetti. Infatti, sono stati danneggiati nel tempo a causa dell’ossidazione del piombo presente nel bianco di piombo (o biacca) allora usato per le parti chiare, che nel tempo le ha trasformate in una sorta di negativo fotografico.

Particolare del Coro nella Basilica superiore di Assisi
Particolare del Coro nella Basilica superiore di Assisi

Le pareti dell’abside poligonale e del transetto sono rivestite alla base da un grande coro ligneo finemente intagliato e intarsiato, realizzato tra fine XV e inizio XVI secolo da Domenico Indovini, tra i migliori intarsiatori del Rinascimento. Composto da 102 stalli è suddiviso su 2 ordini (superiore e inferiore) e rappresenta una delle eccellenze del Rinascimento italiano in questo campo.

Immagini esterni Basilica superiore
Immagini esterni Basilica superiore

Il sisma di Umbria e Marche del 1997
Il santuario di S. Francesco fu risparmiato dalla Seconda Guerra Mondiale, ma non dal terremoto del 26 settembre 1997, con le due scosse sismiche di 5.7 (h 2,33) e 6.0 gradi Richter (h11,40). La seconda, terribile, provocò danni strutturali ai due luoghi sacri con profonde fessurazioni e crepe. Pochi minuti dopo, durante un sopralluogo per verificare i danni, ci fu il crollo delle due vele della volta della navata centrale della Basilica superiore e rimasero uccisi due tecnici e due religiosi, rimasti sotto quei circa 130 i metri quadri di affreschi duecenteschi caduti da oltre 20 metri di altezza che si sbriciolarono in centinaia di migliaia di minuscoli frammenti. I lavori di recupero iniziarono subito e le fasi furono coordinate dall’Istituto Centrale per il Restauro (Icr), con la collaborazione dell’archivio fotografico della casa editrice Franco Cosimo Panini e di quello storico di Enel.
Infatti, grazie al programma Luce per l’Arte sviluppato negli anni 90 Enel, allora Ente di Stato, aveva realizzato non solo l’illuminazione ideale per dare risalto ai capolavori delle due basiliche, ma anche per altri luoghi sacri e monumenti italiani. Un lavoro basato su un’imponente campagna di mappatura in alta definizione dei luoghi interessati al programma, con stampe di grandi lastre fotografiche su vetro e diapositive, per realizzare anche i relativi volumi cartacei. Le immagini pre-sisma furono poi digitalizzate da Icr per ricreare la mappatura originale, che fu fondamentale per ricomporre con il massimo dettaglio e fedeltà cromatica il puzzle di gran parte degli originari affreschi. La Basilica fu riaperta al pubblico il 28 novembre 1999 alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e consorte, del Cardinale Angelo Sodano, allora Segretario di Stato Vaticano e di numerose altre autorità civili e religiose: in tempo per l’Anno Santo del 2000.

La fontana dei tre leoni in Piazza del Comune
La fontana dei tre leoni in Piazza del Comune

Uscendo sul sagrato superiore c’è il prato ben curato con la scritta “Pax”, parola cara a Francesco ma ignorata ai nostri giorni. In alto la grande statua bronzea “Il Pellegrino di Assisi“, opera del 2005 dell’artista Norberto Proietti (Spello, 1927–2009) che domina il complesso ecclesiastico. Mostra un Francesco a cavallo stanco e dimesso, di ritorno dalla guerra tra la guelfa Perugia e la ghibellina Assisi. La strada del ritorno passa per via San Francesco, arteria principale cittadina che arriva fino all’Arco del Seminario, vestigia dell’antica cinta muraria medievale oltre la quale, la strada diventa via Arnaldo Fortinie e poi via Portica fino alla piazza del Comune. Tutta lastricata, è quella con i palazzi storici delle istituzioni religiose, famiglie nobiliari e della ricca borghesia. Quella dello shopping e dei souvenir, la via dei pellegrini con gli zaini in spalla in arrivo o in transito sul Cammino di San Francesco, delle botteghe e caffetterie, ristoranti e osterie. Con le case in pietra abbellite dai fiori e luoghi sacri come l’Oratorio dei Pellegrini (XV sec.) con dentro preziosi affreschi e dipinti che meriterebbero maggiore attenzione.

Piazza Chiesa Nuova, resti del Calendimaggio e statua dei genitori
Piazza Chiesa Nuova, resti del Calendimaggio e statua dei genitori

Usanze e tradizioni assisane: il Calendimaggio
La disfida cittadina avviene nella festa del Calendimaggio, antichissima manifestazione storica reintrodotta nel 1927 e che si tiene ogni anno dal mercoledì al sabato dopo il 1° maggio. Quest’anno si è svolta dal 6 al 9 maggio ma oggi non è più cruenta come nel XIV secolo, quando queste lotte tra fazioni avverse sfociavano nel sangue. La rievocazione dei fasti avviene con cortei storici di figuranti in abiti medievali, rappresentazioni teatrali, racconti di episodi storici e delle leggende dell’Assisi medievale. Quattro giorni di festa che riportano indietro nel tempo, con le strade del centro storico e piazza del Comune addobbate con scenografie a tema e animate da migliaia di cittadini e turisti, accompagnati da sottofondi musicali dal vivo e melodie trecentesche. Come il “Coprifoco“, un canto corale considerato, l’inno ufficiale della Città di Assisi, che conclude per tradizione il Calendimaggio.
Ci sono sfide come il tiro alla fune e la “corsa delle tregge”, le pesanti slitte di legno usate anticamente dai contadini nei campi, ma il momento principale è quello del tiro con la balestra. Dopo aver sfilato per le vie della città nei loro costumi medievali, i balestrieri arrivano in piazza Santa Chiara per iniziare la sfida, che infine deciderà la fazione vincitrice del Palio evinto nel 2026 (per la 30ma volta) dalla Magnifica Parte de Sotto.

bandiere de La Magnifica Parte de Sotto, vincitrice del palio 2026
Bandiere de La Magnifica Parte de Sotto, vincitrice del palio 2026

La sacralità del Monte Subasio
Anche se per molti Subasio è il nome di una nota emittente radiofonica privata, questo monte di 1290 metri dal profilo arrotondato “a dorso di tartaruga” ha un’importante rilevanza storica, naturalistica e religiosa. Il Subasio fa parte dell’Appennino umbro-marchigiano ma emerge dalla Valle umbra, un tempo lontano pianura alluvionale occupata fin dal Pleistocene dal Lago Tiberino, di cui abbiamo ancora oggi testimonianze nelle Fonti del Clitunno, presso Spoleto. Nel 1995 è nato il  Parco regionale del Monte Subasio, area naturale protetta della regione Umbria, con una superficie di 7.169 ettari.
Lungo la strada SP 251 (o via San Benedetto), a 4 km da Assisi e 791 metri slm c’è l’Eremo delle Carceri, un piccolo convento francescano oggi abitato da un pugno di frati. In una grotta di questo luogo circondato da lecci secolari, S. Francesco si ritirò in preghiera durante la sua conversione e in alcuni spechi sul fianco del monte furono realizzate le celle dei suoi primi seguaci, che avevano scelto come lui gli ideali di povertà, fraternità, condivisione con gli ultimi e fiducia nella Provvidenza. Alcune di queste prime celle si possono visitare, tra cui quella di S. Francesco, Leone (confidente e suo confessore), Silvestro (primo prete a seguire il Santo), Rufino (cugino di S. Chiara); Masseo, uomo erudito e devoto della prima ora. Furono loro, alla morte di S. Francesco, a custodire le sue memorie. L’attuale complesso è del XV secolo e fu realizzato grazie a S. Bernardino da Siena, predicatore francescano appartenente all’Ordine dei frati minori.

Mappa Santuario Eremo delle Carceri, Assisi
Mappa Santuario Eremo delle Carceri, Assisi

Per gli amanti del trekking si può raggiungere a piedi seguendo il sentiero n. 350 (3,5 km) da Assisi. Due chilometri dopo si trova l’Abbazia di San Benedetto al Subasio (IX-XIII sec.), importante centro monastico che non ebbe mai vita facile e di cui si hanno tracce documentali dal 1051. Un luogo spesso al centro di dispute violente sia tra famiglie rivali assisane che tra confratelli, come tra i monaci Cluniacensi (o monaci neri) e quelli Camaldolesi dell’Ordine di San Benedetto. Questi ultimi nel 1152 presero possesso del monastero per ordine di papa Eugenio III, ma i monaci del Subasio si rifiutarono sempre di obbedire loro. Scontri e controversie che portarono anche alla distruzione di parte del complesso, come il campanile dipinto da Giotto nel secondo quadro delle Storie di San Francesco, nella Basilica superiore. Dal 1945 l’abbazia è governata dai frati benedettini di S. Pietro di Assisi che la restaurarono, ma il terremoto del 1997 le ha arrecato dei danni rilevanti. Le visite vanno prenotate ma in questo periodo l’accesso è chiuso per riorganizzazione interna. Dal centro storico di Assisi vi si arriva a piedi seguendo il sentiero n. 354, oppure con auto privata o taxi.

Foto/testo Maurizio Ceccaioni – Nella foto d’apertura, la statua in bronzo sul prato davanti alla Basilica Superiore, con il ritorno ad Assisi di San Francesco a cavallo

 


 

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Article by Maurizio Ceccaioni

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