Ci sono tradizioni che si tramandano nel tempo e altre che riescono addirittura a raccontare l’anima di una città. Il Calcio Storico Fiorentino appartiene a questa seconda categoria, ogni giugno, nel cuore di Firenze, Piazza Santa Croce si trasforma in un palcoscenico, dove il passato sembra tornare a vivere, tra colori, cortei, bandiere e sfide che affondano le proprie radici nella storia della città.

Le sue origini si perdono nel tempo, tra documenti storici e racconti popolari: già nel Cinquecento il gioco era praticato dalle famiglie nobili fiorentine e rappresentava un momento di prestigio, forza e appartenenza. Uno dei primi a descriverne le regole fu Giovanni de’ Bardi, conte di Vernio, che nel 1580 dedicò al gioco il celebre Discorso del calcio fiorentino, contribuendo a tramandarne la memoria alle generazioni successive. Tuttavia, è una storia in particolare ad aver alimentato il mito del Calcio Storico: la leggenda più celebre ci riporta al 17 febbraio 1530, quando Firenze era assediata dalle truppe dell’imperatore Carlo V, mentre la città viveva uno dei momenti più difficili della sua storia, i fiorentini decisero di organizzare ugualmente una partita in Piazza Santa Croce. Secondo le cronache dell’epoca, i musici salirono perfino sul campanile della basilica affinché le loro melodie raggiungessero il nemico. Non fu soltanto una partita, ma una dichiarazione di orgoglio e libertà, un gesto simbolico con cui la città del giglio volle dimostrare di non essere disposta a piegarsi.

A tramandare il ricordo di quell’episodio contribuirono storici e letterati come Benedetto Varchi, che raccontò gli eventi dell’assedio nelle sue opere, trasformando quella sfida in uno degli episodi più evocativi della memoria cittadina. Anche altre storie hanno contribuito ad alimentare il fascino del Calcio Storico, si racconta che i giovani appartenenti alle più importanti famiglie fiorentine considerassero il gioco, una prova di valore personale e prestigio sociale. Scendere in campo significava difendere l’onore del proprio quartiere e dimostrare coraggio davanti all’intera città, la vittoria aveva un significato che andava ben oltre il risultato sportivo: era motivo di orgoglio collettivo. Un’altra curiosa tradizione riguarda il premio assegnato ai vincitori, per secoli non si trattò di denaro o trofei preziosi, ma di un vitello di razza pregiata, un riconoscimento che richiamava le radici popolari della manifestazione e che poneva l’accento come il vero premio fosse l’onore conquistato sul campo. Oggi, come allora, il Calcio Storico continua a rappresentare uno dei momenti più sentiti dell’anno fiorentino, le sfide tra i quattro quartieri storici riportano in vita rivalità secolari, colori, simboli e appartenenze che fanno parte della storia della città. Anche nel 2026, Piazza Santa Croce è stata il palcoscenico di una tradizione capace di unire memoria e spettacolo, richiamando migliaia di appassionati e visitatori. Ad aprire la manifestazione sono state le due semifinali, quando i Rossi hanno affrontato i Verdi, e domenica 14 giugno, giornata che ha visto sfidarsi Bianchi e Azzurri.

Rossi e Azzurri sono state le squadre vincitrici che hanno conquistato l’accesso all’attesissima finale di mercoledì 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, patrono di Firenze, quando la città ha vissuto il momento culminante delle celebrazioni. In anteprima della finale del 24 Giugno 2026, vinta dagli Azzurri di Santa Croce sui Rossi di Santa Maria Novella per una sola ‘caccia’ (19 a 18), con il tennista azzurro Flavio Cobolli scelto come Magnifico Messere, reduce da una stagione che lo ha consacrato tra i protagonisti del tennis mondiale, abbiamo fatto un viaggio immersivo, narrativo (con Filippo Giovannelli – Direttore Calcio Storico), liquido e gastronomico nei quattro quartieri della Città, fatto di gusto, identità e competizione.

Il sipario su questo nostro viaggio alla scoperta della fiorentinità enogastronomica si è aperto nel quartiere dei ‘Bianchi’, all’Osteria Golden View affacciata direttamente su Ponte Vecchio, nel cui menu assoluta protagonista è la classica Fiorentina, mentre allo Spirituum Cocktail Bar abbiamo degustato un buon drink signature a base di Amaro di Quartiere – Versione Bianchi, accompagnato dai salumi e la Finocchiona IGP della storica macelleria Soderi (1875), e i Cantucci all’Alchermes di Lory (sia Soderi che Cantucci Lory hanno le loro botteghe al Mercato Centrale di Firenze). Il viaggio nel quartiere dei ‘Bianchi’ si è concluso alla Gelateria della Passera di Cinzia Otri, simbolo di gusto e innovazione nel settore della gelateria artigianale.

Il viaggio è proseguito nel quartiere dei Verdi di San Giovanni, zona Duomo, storicamente legato al potere religioso e politico della Firenze, dove al Move On, oltre al cocktail signature con Amaro di Quartiere – Versione Verdi, abbiamo assaggiato le ‘Tartare’ di Alessandro Soderi, i formaggi stagionati e la Schiacciata di Massimiliano Parri e Luisanna Messeri, quest’ultimo un prodotto tipicamente fiorentino. Tappa successiva il quartiere degli Azzurri di Santa Croce, alla Ditta Artigianale, meta letterale di pellegrinaggio per tutti gli amanti del buon caffè, dove abbiamo assaggiato le polpette di lesso, la trippa e il lampredotto della famiglia Bambi, cucinate in casa sin dal 1890, veri custodi della tradizione culinaria toscana da ben cinque generazioni, unitamente al cocktail Amaro di Quartiere – Versione Azzurri.

Il nostro viaggio goloso tra i quartieri del Calcio storico si è concluso nel quartiere dei Rossi di Santa Maria Novella, porta d’ingresso alla città per viaggiatori e mercanti, al Companion Dolce Amaro, dove al drink signature Amaro di Quartiere – Versione Rossi, abbiamo assaggiato ravioli, pici e tortelli mugellani (a base di patate) con l’immancabile ragù di Lampredotto. Un viaggio quello nel Calcio Storico Fiorentino che non è stato soltanto uno spettacolo per turisti, ma un modo, antico e ancora vivo, con cui Firenze racconta sé stessa, le sue golosità e le sue quattro identità, divise in campo ma unite dall’orgoglio di appartenere alla stessa città, una leggenda che da quasi cinque secoli continua ad essere raccontata.
Testo/Claudio Zeni – Foto/Claudio Zeni e Angelo Bianconi
