La Val Rendena non è soltanto una frequentata meta turistica, ma un ecosistema geografico e umano che si estende nel cuore del Trentino sud-occidentale. La sua estensione abbraccia un territorio vasto ed eterogeneo, che per circa 20 chilometri parte più a nord delle sponde miti del Lago d’Idro e risale fino alle alte vette di Campo Carlo Magno. Geograficamente, la valle si presenta come un lungo corridoio verde incastonato tra due giganti della natura: a oriente svettano le Dolomiti di Brenta, Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, con le loro caratteristiche pareti di roccia calcarea sedimentaria che si tingono di rosa al tramonto; a occidente domina il massiccio cristallino del Gruppo dell’Adamello-Presanella, regno dei ghiacciai perenni e delle acque selvagge.

Pinzolo è il centro nevralgico della valle: sorge a un’altitudine di circa 785 metri sul mare. Il borgo occupa una posizione privilegiata in una piana alluvionale, proprio dove il fondovalle raggiunge la sua massima ampiezza, nel punto esatto in cui convergono i due rami principali del fiume Sarca, immissario del lago di Garda: il Sarca di Genova e il Sarca di Campiglio. E’ un paese di oltre tremila abitanti e incarna l’essenza di una comunità di montagna che sa evolversi senza perdere la propria anima. La storia di questa località è indissolubilmente legata a una vocazione alpina. Nel 1952 Pinzolo ospitò la fondazione della prima stazione del Corpo di Soccorso Alpino, il primo sistema organizzato di soccorso in montagna a livello nazionale, che si diffuse da Pinzolo in tutto il Trentino e poi nel resto d’Italia. La fondazione non fu solo un atto formale, ma la cristallizzazione di un legame secolare tra l’uomo e la roccia, una missione di solidarietà nata dalla necessità di proteggere chiunque si avventurasse tra le insidie e le bellezze delle vette circostanti. Ancora oggi, questa eredità si respira camminando tra le vie del paese, dove la modernità delle infrastrutture turistiche convive con un rispetto quasi sacrale per il territorio.

Gli abitanti della Val Rendena
Gli abitanti di questa valle hanno saputo trasformare la scarsità di risorse del passato in un patrimonio artigianale e gastronomico di rande valore. Per secoli la vita qui è stata scandita dalla fatica e dalla necessità di emigrare. Il simbolo universale di questo spirito è l’arrotino, il celebre moleta dal nome della mola che era il suo strumento principale di lavoro. Questi uomini girarono letteralmente il mondo, dagli Stati Uniti all’Argentina, dal Canada ai principali centri europei, portando ovunque la loro maestria nell’affilare le lame. All’ingresso di Pinzolo, un monumento bronzeo realizzato nel 1969 dall’opera del francescano Fra’ Silvio Bottes accoglie i visitatori, raffigurando un arrotino intento ad affilare coltelli con la caratteristica mola a pedale. Tuttavia, i valligiani non furono solo arrotini: la valle diede i natali a generazioni di abili segantini e anche a tanti salumai, che esportarono la sapienza nella lavorazione del legno e delle carni in tutto il continente. Questo spirito operoso si riflette anche nelle arti visive. L’artista locale Sergio Trenti, stabilitosi a Pinzolo dai primi anni ’70, ha lasciato una straordinaria quantità di dipinti murali caratterizzati da grandi figure umane ossute e senza faccia, espressione del suo stile inconfondibile. I suoi murales, realizzati negli studi-bottega prima a Pinzolo e poi a Carisolo, decorano oggi le strade, le piazze e gli edifici di entrambi i paesi, nonché di Madonna di Campiglio, Caderzone e Tione, e sono apprezzati per la loro unicità espressiva e per la loro profonda attenzione alla storia, alla memoria e alle tradizioni della valle.

Sul fronte del gusto, la valle è un tempio dell’autenticità. È la terra d’origine della razza Rendena, bovini autoctoni che pascolano in alpeggio su praterie d’alta quota alimentandosi di fieno di montagna. Da questo latte d’oro nasce la spressa, uno dei formaggi più antichi delle Alpi, le cui prime documentazioni risalgono al XIII secolo, prodotto ancora oggi con tecniche artigianali che ne preservano il sapore deciso e la consistenza magra. La polenta carbonera, fatta con farina di Storo, burro, spressa e luganeghe, non è solo un piatto tipico, ma una filosofia che chiude il cerchio tra passato e futuro. La tradizione norcina si esprime invece nel salame all’aglio e nella luganega stagionata, insaccati che parlano di una sapienza tramandata dall’800, quando i contadini di Strembo, Caderzone, Giustino, emigravano durante i mesi dell’inverno in pianura, in particolare nel Mantovano, dove, lavorando come addetti alla macellazione o come garzoni presso salumieri locali, imparando l’arte di produrre gli insaccati.

Le chiese dei Baschenis e la Val di Genova
Il cuore culturale di Pinzolo batte attorno alla chiesa di San Vigilio, un gioiello architettonico le cui origini si perdono prima dell’anno Mille. La chiesa cimiteriale è celebre per lo spettacolare ciclo di affreschi realizzato nel 1539 da Simone II Baschenis, erede di una famiglia di pittori itineranti lombardi che ha lasciato altre testimonianze artistiche in questa valle. Sulla parete sud della chiesa di San Viglio si possono ammirare il Trionfo della Morte e la Danza Macabra: una sequenza pittorica lunga 20 metri in cui la Morte, rappresentata come uno scheletro incoronato, guida un corteo di nobili, papi e popolani, ricordando l’uguaglianza universale di fronte all’ineluttabile. Accanto alla chiesa, nel centro del paese, svetta il campanile, che con i suoi 72 metri è il più alto del Trentino. Costruito tra il 1865 e il 1867 in tonalite della Val di Genova, rappresenta una sfida architettonica vinta dal maestro muratore Valsecchi su progetto di Leopoldo Claricini.

Pinzolo è inoltre la naturale porta di accesso verso la Val di Genova, un cuneo selvaggio che penetra nel massiccio dell’Adamello. Nel XIX secolo fu definita “la Versailles dell’Italia settentrionale” per la sua bellezza l’incredibile ricchezza d’acque, la valle offre uno spettacolo naturale difficile da ripetere. Qui si trovano le Cascate Nardis, un salto fragoroso di oltre 130 metri con una pendenza che sfiora i 65 gradi. Poco distanti da Ponte Verde, sono raggiungibili comodamente da Pinzolo a piedi o con i mezzi. Proseguendo lungo il Sentiero delle Cascate, che si snoda partendo da Carisolo fino alla piana di Bedole all’altezza di 1.580 metri, è possibile ammirare numerose altissime cascate, attraversare alpeggi storici e vedere le tipiche case da mont, costruzioni rurali tradizionali nate originariamente per ospitare i contadini e il bestiame durante il periodo estivo: testimonianze affascinanti della vita di un tempo, oggi rappresentano un elemento chiave del paesaggio e dell’ospitalità locale.

Arroccata su una grande rupe granitica che domina l’imbocco della Val di Genova e immersa in una natura meravigliosa, la chiesa di Santo Stefano di Carisolo, in posizione dominante e visibile da tutta l’alta val Rendena, risale al Medio Evo, con una prima menzione documentata mel 1244. La decorazione pittorica che la impreziosisce opera è dei maestri Baschenis ed ebbe inizio nel 1461. La parete meridionale fu affrescata da Simone nel 1519, come attestano numerose firme autografe, corredate da didascalie in volgare con le storie di Santo Stefano, la Danza Macabra e i sette Vizi Capitali.

L’area sciistica invernale
In inverno, Pinzolo si trasforma in un paradiso per lo sci grazie all’integrazione nella Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta. Il collegamento chiave è rappresentato dalla telecabina panoramica Pinzolo-Campiglio Express, che unisce le due località in soli 16 minuti, offrendo una vista mozzafiato sulle vette circostanti. Con un unico skipass, gli sciatori hanno accesso a un vasto comprensorio di oltre 150 chilometri di piste con 58 impianti di risalita che collegano Pinzolo con Madonna di Campiglio e poi con Folgarida-Marilleva in Val di Sole. Il comprensorio locale di Pinzolo, il più facilmente raggiungibile per chi viene dalla pianura, tra l’altro con ampi parcheggi gratuiti alla base degli impianti di risalita ai piedi del Monte Doss del Sabiòn, offre tracciati per ogni livello: dai campi scuola per i principianti ai 15 km di piste difficili per i più esperti, su un totale di una trentina di km di piste battute e perfettamente innevate con innevamento programmato. Due sono le piste più impegnative: la nera Tulot, una pista leggendaria di 2.600 metri con un dislivello verticale di oltre 900 metri, e la DoloMitica, disponibile nella variante Tour da 5.750 metri o Star da 3.455 metri, che garantisce discese lunghe e spettacolari. Per i freestyeler, il punto di riferimento è il Brenta Snowpark in zona Busa di Gruàl. L’offerta turistica è studiata per la massima flessibilità nello sci, come dimostra lo skipass “5 giorni su 7”, ideale per chi vuole alternare lo sci ad altre esperienze di vacanza, passeggiate, escursioni o altro, la disponibilità di skipass a ore per chi scia di meno o vuol fermarsi ad assaggiare la gastronomia in alta quota e naturalmente l’integrazione dei comprensori contigui in un unico skipass. La montagna vive poi anche di notte: eventi come Musica in quota e le cene romantiche in rifugio raggiungibili tramite gatto delle nevi offrono momenti indimenticabili. Il comprensorio si anima anche con discese sotto le stelle e aperitivi panoramici; per chi cerca un’emozione diversa, sono disponibili voli in elicottero per ammirare dall’alto l’incredibile disegno delle piste e delle cime innevate.

Cucina gourmet al Doss del Sabiòn
L’esperienza culmina al Doss del Sabiòn, un polo architettonico rinnovato completamente nell’estate 2023 sovrastante Pinzolo e accessibile con la risalita che parte dal centro del paese, a pochi passi dalla chiesa di San Vigilio. Non è più solo la stazione terminale dell’impianto a fune della società Funivie di Pinzolo diretta Andrea Pedretti, ma un hub di servizi che accompagna lo sciatore dai 785 metri del paese fino ai 2.101 metri della stazione a monte, con un impianto moderno, veloce e carbon neutral. La stazione è un gioiello di design distribuito su più livelli: al primo piano si trova un bar pensato per pause rapide, al secondo una zona dedicata a pizzeria e panini per chi vuole restare vicino alle piste, mentre l’ultimo livello ospita un ristorante tradizionale e un chiosco burger su un terrazzo con una spettacolare vista panoramica che spazia su tutta la val Rendena e che nelle belle giornate permette di vedere in fondo la superficie lontana del lago d’Idro. La visuale è aperta a 360 gradi sui gruppi dell’Adamello e del Brenta.

Ma sempre all’ultimo piano, raggiungibile anche in ascensore, al vertice della proposta gastronomica si trova l’ingresso riservato del Ristorante Attic, il fiore all’occhiello gourmet del Doss. Caratterizzato da ampie vetrate che rendono il paesaggio parte integrante del pranzo o della cena, propone un menù che fonde le radici trentine con tecniche di alta cucina contemporanea. Tra i primi piatti si distinguono i cavatelli al ragù d’anatra aromatizzato con pepe nero, piatti di struttura pensati per il clima di alta quota, e i bottoni di farina bianca di Storo: si tratta di ravioli conditi con burro di malga e crumble di amaretti che celebrano la farina storica della valle. Notevole è anche il risotto al Carnaroli con camomilla selvatica e caprino, che porta nel piatto la delicatezza delle erbe dei pascoli. A queste proposte si affiancano le fettuccine con Laboratorio Doss 2101, arricchite da cacciagione alpina, e le linguine servite con ingredienti di mare e accenti agrumati, una scelta volutamente spiazzante per apportare freschezza all’ambiente montano. Completano l’offerta, gli ovoletti di patate trentine con cuore di formaggio, una raffinata rilettura della cucina contadina locale.

Tra i secondi piatti, la carne di razza Rendena a lunga cottura e la lombata di cervo al gin di montagna con mirtillo nero celebrano la selvaggina e i distillati del territorio. Il manzo è proposto con cotture accurate, mentre l’animella di vitello con purè di piselli e tartufo trasforma ingredienti classici in una composizione raffinata. Non mancano un omaggio al pesce di acqua dolce, come il salmerino accompagnato da barbabietola e mela, né opzioni vegetariane ricercate come Il Campo, a base di ovoletti di melanzane e crema di pomodoro. Il percorso gastronomico si chiude con dessert equilibrati, mai eccessivamente zuccherini, spesso giocati su frutta e creme leggere che richiamano il territorio.

Info:
www.visittrentino.info
www.campigliodolomiti.it
www.ski.it
Testo e foto/Leonardo Felician – foto d’apertura: Terrazza del Doss del Sabiòn sulla val Rendena
