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Homepage > CULTURA > MOSTRE > Donazione Lokar, lo splendore della porcellana europea
maggio 4, 2026  |  By Anna Maria Arnesano In CULTURA, MOSTRE

Donazione Lokar, lo splendore della porcellana europea

APERTURA

Ci sono molti buoni motivi per visitare la raffinata Collezione di porcellane delle più importanti manifatture europee, frutto di sessanta anni di acquisti di Giovanni Lokar insieme alla moglie Sonja Polojaz. Dal 14 dicembre 2025, infatti, fa parte del patrimonio del Museo Sartorio a Trieste, esempio di casa museo altoborghese dell’Ottocento.
Gli appassionati ed estimatori potranno così ammirare, nella sua quasi totalità, le due sale del Museo allestite apposta per ricreare l’atmosfera dell’epoca d’oro della porcellana ma, al tempo stesso moderna.

Teiera con una scena di caccia a uccelli acquatici e con figura di orientale intento a ricevere una tazza di tè da un servitore Venezia, Manifattura Vezzi, 1720-1727 inv. CMSA 42582  Foto Kajetan Kravos
Teiera con una scena di caccia a uccelli acquatici e con figura di orientale intento a ricevere una tazza di tè da un servitore
Venezia, Manifattura Vezzi, 1720-1727
inv. CMSA 42582 Foto Kajetan Kravos

L’ampia raccolta di Giovanni Lokar (composta in totale oltre 550 pezzi di ben ottanta manifatture diverse) consente di ripercorrere l’intera storia della porcellana europea, dal suo avvio nel 1709 a Meissen, in Germania, e di approfondirne la produzione in particolare lungo tutto il XVIII secolo, spingendosi anche nella prima metà del secolo seguente. Gli oggetti esposti, infatti, testimoniano e documentano la presenza delle ottanta manifatture che vanno da quelle tedesche, austriache all’Italia, dalla Spagna alla Repubblica Ceca, passando dalla Francia alla Danimarca, e dall’Inghilterra alla Russia. Si tratta dunque della collezione più completa in termini di molteplicità di manifatture nell’ambito europeo del Settecento.

Tazza litron, con piattino, con paesaggi lacustri; dorature Manifattura di Gotha, 1790-1795 ca. inv. CMSA 42211/a-b  Foto Kajetan Kravos
Tazza litron, con piattino, con paesaggi lacustri; dorature
Manifattura di Gotha, 1790-1795 ca.
inv. CMSA 42211/a-b Foto Kajetan Kravos

Delle principali manifatture, Lokar predilige gli esemplari dei primi anni di attività, a prima vista forse meno appariscenti ma di assoluta rarità. Sebbene non manchino servizi, piatti, caffettiere, teiere e sculture, prevalgono le tazze con piattino che, nonostante le dimensioni ridotte, per la loro forma presentano le superfici più adatte a dare risalto al decoro pittorico e agli eleganti fregi in oro. I manufatti sono magnifici esempi della porcellana del primo Settecento, in perfetto stato di conservazione e dotati di marchio, quando la fabbrica lo utilizzava. Le scelte con cui sono stati selezionati gli oggetti recano un’impronta del tutto personale, che appare originata dalla storia e dalla cultura della città in cui il collezionista abita: Trieste, da secoli all’incrocio politico tra Venezia e Vienna, tra l’influsso italiano e quello germanico. Giovanni Lokar si concentra, infatti, fin dall’inizio sulla manifattura Du Paquier di Vienna, con il suo perfetto equilibrio tra la grandiosa magniloquenza del decoro e la sciolta eleganza delle linee.

Tazza alta a campana, biansata, con piattino, con gli stemmi affiancati delle famiglie austriache Althan e Daunn e scene di vita cinese Manifattura di Meissen, 1735 ca. inv. CMSA 42459/a-b  Foto Kajetan Kravos
Tazza alta a campana, biansata, con piattino, con gli stemmi affiancati delle famiglie austriache Althan e Daunn e scene di vita cinese
Manifattura di Meissen, 1735 ca.
inv. CMSA 42459/a-b Foto Kajetan Kravos

Contemporaneamente, si addentra nel campo della porcellana italiana, di cui egli apprezza l’indipendenza stilistica e la mancanza di ripetersi nei decori, dedica una particolare attenzione alle fabbriche veneziane: il primo acquisto di porcellana italiana è, infatti, un piattino dell’armoniosa manifattura Vezzi di Venezia, che lo interessa per l’originale e tipicamente veneziana interpretazione degli stilemi della porcellana di Meissen e Vienna. Non mancano, inoltre, numerosi e rilevanti esemplari di diverse manifatture lagunari come la rarissima Hewelcke e l’elegante e variegata Cozzi, ma anche altre venete, meno note, e italiane: uno degli aspetti più rilevanti della raccolta è costituito dal corpus delle porcellane Ginori, con alcuni pezzi somiglianti proprio alla porcellana di Du Paquier. Emerge anche un ricco nucleo di porcellane araldiche, decorate con stemmi nobiliari, con un focus particolare sia su quelle realizzate a Venezia e nel Veneto, sia su quelle commissionate alla manifattura di Meissen dalle nobili famiglie veneziane fra il 1730 e il 1750: fragili oggetti rappresentativi, destinati essenzialmente all’esibizione di uno status sociale. Un altro filo conduttore che rende unica questa collezione è l’attenzione prestata alle manifatture, anche le più rare, degli stati del Sacro Romano Impero: ne sono documentate più di trenta, ciascuna con un carattere proprio.

Portatè esagonale con figure cinesi entro settori delimitati da fasce dorate Manifattura di Meissen, 1725-1730 inv. CMSA 42518  Foto Kajetan Kravos
Portatè esagonale con figure cinesi entro settori delimitati da fasce dorate
Manifattura di Meissen, 1725-1730
inv. CMSA 42518 Foto Kajetan Kravos

Di eccezionale interesse il nucleo di porcellane riconducibili all’attività degli Hausmaler, pittori a domicilio, molti dei quali tedeschi di Bayreuth e Augsburg, ma anche boemi, olandesi e inglesi che, nei primi anni successivi alla scoperta della formula della porcellana, passarono dalla decorazione su vetro e maiolica a quella sulla porcellana sassone, viennese e cinese. Altrettanto interessanti sono le figure degli artisti girovaghi o itineranti, che furono interpreti e diffusori di gusti e mode attraverso l’intera Europa. Tra loro, Jacob Helchis, nato a Trieste, “primo fra i virtuosi di pitturare le porcellane”, trasferendone soggetti e tecniche desunti dalle incisioni.
“Questo eminente accrescimento delle raccolte pone – afferma Giorgio Rossi, Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste – il Museo Sartorio allo stesso livello dei più importanti musei italiani ed europei, come il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, il British Museum e il Victoria & Albert Museum di Londra, aumentando ulteriormente fascino e interesse di questa peculiare e accogliente villa settecentesca, oggi museo d’ambiente”.

L’esposizione della collezione di porcellane della famiglia Lokar, donata al Comune di Trieste, è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.

Meissen, foto Kajetan Kravos
Meissen, foto Kajetan Kravos

Info: Civico Museo Sartorio
Largo papa Giovanni XXIII, 1
+ 39 040 675 9321
museosartorio@comune.trieste.it
www.museosartoriotrieste.it
www.triestecultura.it
Apertura: da mercoledì a domenica dalle 10 alle 17
Ingresso libero

Testo/Anna Maria Arnesano – foto fornite dall’Ufficio Stampa Esseci
Foto d’apertura: Servizio da colazione tête-à-tête composto da vassoio esagonale, due caffettiere, zuccheriera e due tazze litron con piattino, con vedute di Napoli e della Campania e della eruzione del Vesuvio del 1771 Vienna, Manifattura Imperiale, 1791-1792  copy Kajetan Kravos


 

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