Dal 25 giugno 1991, dopo il dissolvimento dell’ex Iugoslavia, per la prima volta la Slovenia è uno stato autonomo e indipendente e Lubiana ne è la capitale, anzi una delle capitali della Mitteleuropa, dove, già da qualche tempo si sono accese le luci del revival asburgico. Sembra ancora fresca dei galloni di capitale eppure sono trascorsi trentaquattro anni da quando Lubiana ha assunto anche di diritto il ruolo che ha sempre svolto, di fatto, quello di centro motore di tutte le attività degli Sloveni, fin da quando (660 anni fa) entrò a far parte della corona asburgica, divenendo nello stesso tempo il perno amministrativo del paese, ma anche l’habitat dove si cominciò a tracciare l’identikit nazionale. Cultura, società e modi di vita sono quindi allineati con i valori europei, infatti, nel 2004 entrò a far parte dell’Unione Europea, divenendo la Mitteleuropa in versione slava.

Vertice grande (meno di 300 mila abitanti) di un paese piccolo (gli sloveni sono circa due milioni), Lubiana espone con sicurezza i suoi monumenti e le tracce del passato, anche per non lasciare dubbi sui quarti di nobiltà. La struttura è quella tipica di queste realtà urbane: il fiume Ljubljanica, modesta ma fondamentale via di comunicazione; il castello, tutore dell’ordine, che occupa tutto il colle sovrastante; le abitazioni, artigiane prima e borghesi poi, che si sviluppano tra la rocca e il corso d’acqua, occupano tutti gli spazi disponibili. All’esterno i corpi separati, spesso chiese e conventi, che guidano l’espansione edilizia degli ultimi due secoli, barocca con influssi italiani e sempre più centroeuropea. Il centro storico è condensato percorribile in un paio d’ore seguendo specifici indicatori di colore giallo e blu, oppure usufruendo a pagamento delle guide che accompagnano i visitatori e disponibili ogni giorno davanti al Municipio.

Dei romani, che la chiamarono Emona e la cui presenza si protrasse fino al VI secolo, Lubiana esibisce pochi resti ma custoditi con cura presso il giardino Jacopic, dove resiste anche l’unico tratto delle mura originarie della città. Del passato medioevale è erede il castello, una fortezza massiccia oggi definitivamente ultimata, distrutta e ricostruita, abbandonata e poi riscattata dal Comune che, all’inizio di questo secolo, ne avviò il sistematico restauro con l’idea di farlo ritornare il simbolo della città. Medioevale è anche l’area della Piazza Nuova, sulla riva sinistra del fiume, un quadrilatero isolato, dove avevano sede i Cavalieri Teutonici, il palazzo della Vice signoria e il ghetto ebraico. Se medioevale è anche la Piazza Civica, basta percorrere trenta passi per entrare nel barocco più tipico di queste parti che distingue l’altra fonte del potere antico, quello ecclesiastico: il Duomo, il palazzo del Vescovo e il Seminario, stretti assieme alla piazza del mercato, tra le pendici del castello e la riva destra del fiume, tutti sistemati, nella versione odierna, nei primi quindici anni del Settecento. Tuttavia, il carattere della città si deve oggi agli interventi degli ultimi cent’anni, operati dopo il terremoto del 1895 che ne distrusse gran parte, ed è legato in particolare al nome dell’architetto Joze Plecnik (1872/1957), il quale dedicò parecchi decenni della propria vita a sistemare Lubiana strada dopo strada, con l’intento di trasformare in capitale una città di provincia e insegnare attraverso i monumenti, l’autocoscienza agli sloveni. Tra i molti interventi legati al suo nome, il più riconoscibile è il Triplice ponte, che introduce al centro storico attraversando il fiume.

Elemento oggi più che altro decorativo, la Ljiubljanica ha avuto nella storia della città una rilevanza economica fondamentale, direttrice di traffici importanti provenienti dall’area mediterranea e diretta a sud, transitata da navi che arrivavano a portare quasi trecento tonnellate di merci. Fino alla metà del 1800, quando lo sviluppo delle strade e poi delle prime ferrovie ne sancì il declino (l’inaugurazione della Vienna -Trieste ne rappresentò l’epitaffio), il lungo fiume Breg fu il centro di una vita commerciale molto intensa, cui campavano mercanti e barcaioli, traghettatori e facchini, ai quali si deve in particolare la fama di Lubiana come città delle mille osterie e del bicchiere di vino a portata di mano.

Una tradizione popolana oggi nobilitata da iniziative di notevole spessore economico come la fiera internazionale del vino e della viticultura, ma anche culturale e d’elite: Lubiana si è vista, infatti, insignire del titolo di “città della vite e del vino”, collocandosi tra i quattro centri europei più importanti per questo genere che mescola interessi concreti e fantasie millenarie. Tradizioni recuperate, spesso ricostruite, sempre valorizzate dall’attivissimo Centro Informazioni Turistiche Adamič-Lundrovo nabrežje 2 1000 Ljubljana · Telefono: +386 (0)1 306 12 15 · E-mail: tic@visitljubljana.si, il quale non manca di segnalare tutte le mille attività culturali di una città con un cartellone di eventi degno di una grande metropoli.

Antichi oggetti sulla riva del fiume
Chi capita a Lubiana la domenica mattina non può fare a meno di passare per Piazza Preseren, quella dei Tre Ponti, e non può quindi evitare di finire al mercatino delle pulci o dell’antiquariato, a seconda dei punti di vista. Pur essendo di nascita recente, si tratta di una degli angoli più caratteristici della Lubiana postsocialista, dove una sessantina di espositori esibiscono oggetti di ogni tipo e dove non è impossibile pescare il pezzo giusto. Questo è il posto adatto per cercare le cose più diverse per epoca e provenienza: porcellane viennesi di fine ‘800, arredi sacri antichi (acquasantiere, crocefissi, icone), orologi svizzeri di fine secolo, portasigarette degli anni ’30, collane, bracciali e spille in ambra della metà dell’800 provenienti dal Baltico, libri, divise militari, medaglie e distintivi dell’Est europeo, lino e cotone lavorato a mano. I prezzi variano e come usa in questi casi, la prima offerta non è mai quella che conta e, comunque, intendersene un pò è sempre la migliore garanzia.

Per informazioni: Ente Sloveno per il Turismo in Italia – Galleria Buenos Aires 1, 20124 Milano, email: milano@slovenia.info

Testo/Anna Maria Arnesano – foto archivio Arnesano-Badini – Foto d’apertura: Tre Ponti e chiesa dell’Annunciata
